1200 km di bellezza: il Grand Tour di oggi (al cinema)

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1200 km di bellezza è il film girato da Italo Moscati, prodotto da Roberto Cicutto. Grazie alle immagini e alle riprese dell’Istituto Luce degli ultimi ’90 anni, la pellicola ci mostra il nostro paese in tutta la sua bellezza, dal Sud al Nord: sono esattamente i 1200 chilometri del nostro territorio, con le sue coste e le sue costruzioni, ma anche con i suoi abitanti e il suo folklore.

Attraverso le riprese di Orson Welles (Otello), Luchino Visconti (Gattopardo) e altri viene illustrato un viaggio attraverso il cinema, che porta lo spettatore a fare un vero e proprio Grand Tour nella nostra penisola, per ritornare ad amarla e a apprezzarla. Proprio come hanno fatto i grandi registi che l’hanno usata nei loro film.

Questo viaggio verso l’Italia, questo Gran Giro che ha intrattenuto numerosi intellettuali stranieri nella nostra penisola: era una moda essenzialmente settecentesca, anche se già iniziata nel Cinquecento. Il percorso comprendeva diversi luoghi di interesse, soprattutto francesi: ma la meta, l’ultima destinazione, era il Bel Paese.

Giovanni Paolo Pannini, Piazza di Santa Maria Maggiore, 1744, Palazzo del Quirinale, Roma.
Giovanni Paolo Pannini, Piazza di Santa Maria Maggiore, 1744, Palazzo del Quirinale, Roma.

L’interesse dell’età dei Lumi per l’Italia era legato essenzialmente all’eredità di Roma e agli influssi greci, puntando ad una riscoperta della Storia antica e rivalutando i grandi classici. Ma non erano solo il Colosseo o la villa Albani a richiamare gli intellettuali: la recente scoperta di Pompei ed Ercolano aveva destato notevole sorpresa e interesse, con le sue ville e i suoi resti dopo l’eruzione. Winckelmann venne in Italia proprio per vedere questi luoghi, spinto dal suo interesse acutissimo per la civiltà greco-romana: oggi stiamo lasciando decadere e morire le meraviglie che spinsero nel nostro paese dalla gelida Germania uno dei più grandi teorici neoclassicisti, nonché il padre dell’archeologia moderna.

Anche la Sicilia era un luogo di grande interesse, soprattutto per le città di fondazione greca come Segesta o Seliunte, senza contare il grande interesse che suscitava l’Etna.

Ma tutte le nostre città venivano visitate, perché indubitabilmente ognuna di esse ha qualcosa di prezioso da offrire a un visitatore.

Questi intellettuali, come Goethe, lo stesso Winckelmann, Montaigne o Lord Byron si avventurarono sulle nostre terre in cerca di bellezza, certo, ma anche di cultura e sapere: la curiosità era il loro carburante. È vero che il Grand Tour divenne presto una moda, considerato anche un segno di agio: non tutti potevano permettersi di girare l’Europa in carrozza. Scrivere un libro riguardo alle vicende vissute, come fece Goethe, o ricercare oggetti preziosi come ricordo del viaggio erano certo un vanto. Ma questi personaggi erano degli intellettuali geniali, con un senso estetico elevatissimo, che capirono e apprezzarono il nostro potenziale.

Innamorandosene.

Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

La sindrome di Stendhal: l’esempio per eccellenza del potenziale italiano. Marie-Henri Beyle (1783 – 1842), questo il vero nome di Stendhal, si sentì così a Firenze, dopo aver visitato il Duomo. La nostra italianissima basilica.

Oggi, nella frenesia delle nostre vite e di pasti consumati in tram, viaggiamo per curiosità e sapere?

Raramente.

Santa Croce a Firenze
Santa Croce a Firenze

Probabilmente non perché non ci piaccia, o perché non ci sia gradito, ma perché le condizioni socio-economiche ce lo permettono fino ad un certo punto: ci sono le compagnie low-cost, gli ostelli e le agevolazioni per giovani e studenti (qualcuna). Ma se per fare un viaggio bisogna guadagnare, e il lavoro manca, e quando c’è è (spesso) ai limiti dello sfruttamento, è difficile partire. E, quando lo facciamo, ci lasciamo lo spazio per pochi giorni, una toccata e fuga.

I viaggi, oggi, si fanno per altri motivi: si scappa dalla patria, dall’odio, dalla guerra e dalla discriminazione. Nel migliore dei casi si scappa dal proprio paese che non ti lascia possibilità per il futuro. I nostri giovani devono lasciare la casa natia, spesso anche restando nello stesso paese, migrando ad esempio dal Sud, per cercare un impiego dignitoso e in regola.

Senza essere certi di trovarlo.

Sono viaggi forzati, obbligati, quelli che ci costringono a lasciare un paese come il nostro: paradossalmente, ci allontaniamo da quella che una volta era la meta culturale per eccellenza.

Quanto sarebbe bello poter affrontare il viaggio per il piacere della scoperta, cercare cose nuove, alla ricerca dell’Arte e della Bellezza. Visitare musei, luoghi che hanno fatto la storia, abbandonarsi alla maestosità di Notre Dame de Paris, o alla mastodontica Statua della Libertà, o lasciarsi ammaliare dalla Sagrada Familia.

Ma, senza andare lontano, sarebbe bello se potessimo fare noi, italiani di nascita, il Grand Tour, passando in tutte le nostre città più belle.

Per oggi, però, ci sediamo in un cinema e guardiamo 1200 km di bellezza sul grande schermo.

“Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”

(vv. 112-120)

Divina Commedia, Inferno, XXVI

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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