Gianna Nannini con HitStory, per la rivoluzione musicale italiana

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Gianna Nannini non accenna a fermare la sua produzione musicale, nonostante gli impegni da mamma. Dopo Hitalia arriva HitStory, il nuovo album da 32 pezzi che racchiude la sua storia musicale, e non solo. 26 brani che hanno fatto la sua carriera dal 1979 oggi, più gli inediti scritti nell’ultimo anno. C’è anche la versione deluxe, per i veri fans: i brani sono 45 e, in più, si trova anche il Gioco dell’Oca che racconta la sua carriera.

Continuando il lavoro iniziato con l’ultimo album, la Nannini vuole raccontare e dare futuro alla musica italiana: la sua, ma non solo.

“Questo album è l’ideale completamento del precedente. Siccome in questo periodo ho scritto molto ho voluto anticipare anche brani nuovi. Il passato è la forza del mio futuro.”

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Gianna Nannini

Ed è la storia quella che racconta nel suo album: la sua, di cantante dalla lunghissima carriera, e della musica italiana, interpretando ad esempio Ciao amore ciao di Luigi Tenco.

Tradizione e novità si intrecciano in un album mastodontico, nel tentativo di iniziare la sua rivoluzione nel mondo della musica nazionale.

“La rivoluzione mediterranea: riportare la parola alla sua tradizione. É un grande momento perché ognuno vuole dire la sua e c’è urgenza della parola, come nel rap. Ma trovo che a volte questo poi si risolva in modi non innovativi dal punto di vista del sound. Dobbiamo rimettere al centro la musica italiana.”

Ma la musica italiana, oggi, esiste? E, se così fosse, è possibile metterla al centro, ridarle lustro?

La nostra tradizione ha dei grandi artisti che ci invidia tutto il mondo. Abbiamo avuto delle eccellenze che, forse, nessuno oggi può vantare.

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Mia Martini

Penso a Tenco, che la Nannini spesso porta nei suoi concerti con Ciao amore ciao o Lontano Lontano Lontano. Lugi era un cantautore strappalacrime, benché seppe anche divertire il suo pubblico con canzoni allegre e allegoriche (penso a La ballata della moda): lui cantava dell’amore sofferto, del dolore di una storia che non funziona, di quegli amori che cercano in ogni modo di superare il loro inevitabile fallimento. Lui era il cantautore che non riusciva a vendersi, che non aveva voglia di piegarsi alla televisione e al fascino della vita da star: lui, sullo schermo, non ci voleva e non ci sapeva stare. Era tenebroso e molto bello, e questo aumentava il fascino che esercitava sulle sue ammiratrici: ma lui le canzonette d’amore proprio non riusciva a scriverle, o a cantarle.

Era uno che non parlava molto, ma che quando cantava mostrava la sua anima, la sua fragilità e la sua rabbia.

Purtroppo la sua morte venne per un colpo di pistola durante Sanremo ’67. La sua esibizione di Ciao amore ciao, più imbarazzato del solito, dopo aver bevuto troppo, è l’ultimo ricordo che abbiamo di lui.

La solitudine fu la sua unica vera compagna.

Un’altra personalità forte della nostra scena era Mia Martini, anche lei destinata ad un finale come quello di Tenco. Ma anche lei, quando cantava, riusciva a mostrartelo, il suo dolore: una sofferenza che solo lei poteva cantare, che solo lei poteva interpretare. Dietro alle sue palpebre probabilmente scorrevano i dolori di una vita. Quel grande mistero degli artisti, quelli veri, che sanno dipingere con la voce, mostrandoti il loro cuore tra un accordo e un arpeggio.

Lo so, ho scelto esempi facili: potrei parlare di Battisti e delle sue canzoni che ancora oggi sono cantante nelle gite o nei falò. Ci sarebbe anche Rino Gaetano, che urlava le sue storie fatte di umili e soprusi, permeati di un’ironia pungente. C’era Pino Daniele, che portò la musica italiana in tutto il mondo, facendo vedere come fa blues un napoletano. C’era Mango e la sua tecnica vocale inarrivabile, c’era Gaber e c’era Jannacci, c’era Califano e anche Pavarotti. E tanti altri, che non posso nominarvi per motivi di spazio.

Ho giocato sporco, vero? Perché nessuno di loro c’è più, e forse è più facile essere ricordati, dopo.

Oggi ci sono ancora tanti grandi che calcano le scene: Vecchioni, De Gregori, Albano e, perché no, Gianna Nannini. C’è anche la grande Mina che, benché si sia ritirata dalle scene, ci rende invidiati nel mondo. C’è Renato Zero, dipinto spesso come una macchietta, ma con un’eccellente produzione musicale alle spalle.

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Arisa

Ma oggi chi c’è di nuovo? Chi ci rappresenta nel mondo?

Potrei iniziare a inveire contro i talent show, elencare per quanti motivi non premino la voce né il talento, e così via. Ma non credo sia la soluzione.

La musica italiana, oggi, ha le sue punte di diamante: penso alla vocalità straordinaria di Arisa, con una tecnica impeccabile. Penso a Marco Mengoni che, nonostante le sue origini televisive, si è fatto la sua strada. Ci sono gli Afterhours o i Marlene Kuntz, entrambi arrivati a Sanremo: i primi hanno anche duettato con Mina. Ci sono i mitici Elio e le Storie Tese, che dopo più di vent’anni di carriera hanno sempre qualche chicca da proporci.

Oggi abbiamo un po’ questa mania di abbattere i talenti che calcano le scene: è come se un giovane, ormai, non fosse più credibile. Siamo nostalgici, sempre legati alla grande tradizione del passato. Però ha ragione Gianna quando ci dice che il passato è anche la forza del futuro: abbiamo una tradizione musicale eccezionale che però non ci deve far sempre vivere nell’ombra dei giganti.

Abbiamo le radici giuste per far crescere sempre più l’albero della musica che, per quanto abbia bisogno delle sue fondamenta, necessita anche di far crescere i suoi rami per prendere il sole e continuare a nutrirsi.

Lasciamo spazio ai giovani, anche nella musica: arrivare da un talent non implica per forza essere incapaci.

Vi faccio un esempio: Karima, che non vinse Amici ma arrivò in finale, è riuscita a costruirsi una carriera di tutto rispetto. Nel 2010 ha aperto un concerto di Whitney Houston, per farvi capire il calibro dell’artista. Non tutti i talent vengono per nuocere.

Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica.

Luciano Pavarotti

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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