Il pARTicolare. Riapre il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

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Dopo due anni di chiusura riapre oggi il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Uno scrigno di bellezza nel centro della città più affascinante per me. Di un fascino eterno e molteplice.

Oggi racconto un’opera racchiusa in questo museo. La Maddalena Penitente (1455) di Donatello.

Donatello, Maddalena Penitente, 1455
Donatello, Maddalena Penitente, 1455

La Maddalena è una donna che l’uomo artista di ogni tempo ha osservato sempre con attenzione. Qualche tempo fa ho narrato lo sguardo del Canova sulla sua Maddalena Penitente (Vedi:  La Maddalena Penitente di Antonio Canova). Oggi mi concentro su un’opera, quella di Donatello, che se non sapessimo realizzata nel 1455, leggeremmo  sicuramente come opera contemporanea.

La Maddalena, prima grande innovazione, è ritratta in piedi. Donatello realizza quest’opera all’età di ottanta anni. La perfezione che lo ha contraddistinto nelle sue opere precedenti, la ricerca anatomica, la bellezza ideale ripresa dall’arte classica, qui si sfalda. Come la materia stessa.

Vista da vicino la Maddalena è un miracolo di sentimento. Rugosa, nel suo abito di pelle. Muscolosa, se vediamo bene. Il suo corpo è magro, nervoso, asciutto. Quasi androgino. I capelli lunghi sembrano quasi posizionati volontariamente sulla donna. Il volto, antico, vecchio. Doloroso.

Realmente,  fisicamente, penitente. Le mani sono forse il dettaglio più interessante: non sono chiuse in preghiera, sono scolpite nel momento in cui si stanno congiungendo. In quell’attimo eterno in cui la preghiera da parola diventa gesto, da pensiero Atto di Fede.

La posa della statuaria antica del chiasmo è mantenuta. Una gamba avanti e una indietro reggono il corpo in un equilibrio stabile e radicato.

Gli occhi: sguardo vivo e potente, profondo e comunque confuso.

È misterioso pensare alla vecchiaia di molti artisti. Michelangelo con la sua Pietà Rondanini (qui nel museo di Firenze un’altra Pietà straordinaria di Michelangelo, La Pietà di Palestrina, che sottolinea il percorso di trasformazione del grande scultore dei corpi); Tiziano, con i suoi dipinti sfaldati e sconvolgenti degli ultimi anni. Francisco Goya con le sue pitture murali nella Quinta del Sordo. E qui, Donatello, il genio dell’Umanesimo e del Rinascimento, colui che portò lo stiacciato e la prospettiva nei bassorilievi, il corpo e la vita masaccesca nelle sculture e l’umanità ideale dell’arte antica, qui Donatello, lascia andare la sua anima. Totalmente.

Un’anima nuda che non è né femminile né maschile.

Un’anima androgina con dei capelli appesi.

Un’anima penitente, in piedi, pronta a concedersi al giudizio e all’amore.

Un’anima emaciata ma dignitosa, con i muscoli tesi e le mani grandi e mascoline.

Un’opera d’arte completa e commovente.

Questo realizzò  Donatello, e la riapertura del Museo del Duomo ci permette di poterla guardare.

Ora, con occhi nuovi.

Federica Maria Marrella per 9ArtCorsoComo9

 

Per Approfondimenti: http://www.ilgrandemuseodelduomo.it/museo

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