Se il distributore automatico dispensa letteratura

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Forse qualcuno si ricorderà i tempi lontani in cui la maestra, messi noi studenti di fronte a qualcosa per lei banalissima, si stupiva del nostro stupore di ingenui increduli che il mondo girasse prima della nostra venuta.
Ora, forse, tocca finalmente a noi stupirci. E diciamo finalmente perché questo dovrebbe voler dire essersi lasciati alle spalle l’infanzia, e aver acquisito la caratteristica più importante dell’età matura: la memoria.

A woman reads a short story at a short-story distribution terminal in the Mistral district of Grenoble, on October 12, 2015. The city of Grenoble is testing the invention of a local start-up and recently installed the terminal, which delivers free reading material to people waiting in public spaces. AFP PHOTO / JEAN-PERRE CLATOTOra, questa lunga premessa per dire che – udite udite! notizia che nelle ultime ore sta intasando tutti i circuiti dei giornali onlinein Francia hanno inventato i distributori di letteratura. Tra sospiri trattenuti in ammirazione e plausi alla superiorità intellettuale dei nostri cugini d’oltralpe, i commentatori non si trattengono: questa geniale trovata potrebbe addirittura “declassare il cellulare in seconda posizione riguardo all’intrattenimento dei tempi morti” (così su Wired.it)!
Di cosa si tratta? La francese Short Édition ha pensato di collocare, alle fermate dei mezzi pubblici di Grenoble, dei distributori. Dei distributori di racconti.

Al viaggiatore inattivo, piuttosto che perdersi in cattivi pensieri – con quei binari davanti! la mattina presto! – o, peggio, trastullarsi con osceni e diabolici marchingegni moderni, è offerta una sana alternativa: basta indicare il tempo d’attesa e il distributore genererà una storia adatta. Genuino intrattenimento. E per di più gratuito.

Ci abbiamo pensato la prima volta di fronte a un distributore di barrette di cioccolato e di bibite – ha affermato il presidente della casa editrice, Christophe Sibieude – Si può fare la stessa cosa con un po’ di letteratura popolare, per occupare i tempi morti“.
Per il commentatore di Wired.it, Alberto Grandi, “solo un paese che ama la letteratura come la Francia poteva avere un’idea del genere”.
È vero che vivere in un paese dove – suppergiù – il 50% della popolazione dichiara di non leggere nemmeno un libro all’anno sia sconfortante, ma, come direbbe il nostro presidente del Consiglio, qualche po’ di fiducia in più all’Italia la si potrebbe anche dare (sic!).

Era fine Ottocento – fine Ottocento – quando un tale Angelo Fortunato Formìggini, emiliano – italiano – inventò i libri da leggere in treno: testi di diversa lunghezza a seconda della destinazione prevista (e quindi del tempo che i passeggeri avrebbero dovuto trascorrere sul mezzo).
Qualche studioso della storia dell’editoria afferma che, dalla nascita della stampa ai giorni nostri, tutto sia stato provato in questo campo.
Manuzio – un italiano – inventò i tascabili nel Cinquecento, nel Novecento le sottoscrizioni ottocentesche diventeranno le cartoline, i solariani applicarono (o forse inventarono per primi) il “soddisfatto o rimborsato” ai libri, sono esistiti i libri sigillati (gli erotici di Facchi) e i libri venduti al chilo (Feltrinelli), e il self publishing è sempre esistito (Svevo e Moravia prima ancora della grigia E.L. James).

Schermata-10-2457312-alle-12.04.29-921x615Per Barbara Massaro di Panorama la novità francese potrebbe curare la pigrizia culturale della contemporaneità, mentre il già citato Alberto Grandi si augura che con questa trovata si sconfigga “il nemico numero uno della lettura”: il telefonino.

Al di là del solito compiacimento nell’esagerato – e scartando l’ipotesi che dovremmo vergognarci di essere moderni – cosa rimane (Karl Kraus diceva “non avere un pensiero e saperlo esprimere – è questo che fa di uno un giornalista”)?

Rimarrà chi si lagnerà che la letteratura non è né un sacchetto di patatine né una bibita, e che quindi dovrebbe rimanere relegata in fondo a imponenti scaffali impolverati, custodita dal caos del mondo con un silenzio reverenziale. Rimarrà chi esalterà il ritorno alle “buone cose di ottimo gusto” – inviato da smartphone.

Noi, maestra, forse siamo abbastanza grandi per tenere in borsa sia un libro che un telefonino.

Ilaria Porro per 9ArtCorsoComo9

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