Ad anima Exposta: Milano dopo Expo

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Attorno ad Expo 2015, come da programma, tantissimi si sono radunati per fornire opinioni discordanti dato che l’Esposizione Universale non ha coinvolto solo Milano, ma tutta l’Italia, ed è stata oggetto di numerose controversie. Ci è anche toccato in sorte viverla da contemporanei.
padiglione-itaLa fiera dell’Albero della vita, se si vuole cercare un simbolo a metà tra icona pop e Tour Eiffel di noialtri, è sicuramente quell’altero intreccio di legno e acciaio di ispirazione michelangiolesca, opera di Balich. Onnipresente su Instagram e nei selfie di mezzo mondo. Certo a livello immaginifico, a parte questo ci rimane e aspetta poco di roseo, una volta calato il sipario su Expo 2015.
Considerando nello specifico il corpo di Milano dedicato alla fiera, in coerenza al tema trattato Feeding the planet, Energy for life, questi avrebbe dovuto prevedere un’isola di terreno fertile coltivata a orti e circondata dall’acqua. Inoltre parcheggi, asfalto e rotatorie non aiutano la già tirata e plumbea pelle della metropoli.

Il polmone verde esiste, certo, ma è stato immobilizzato da enormi quantità di calcestruzzo. Allora si volge la testa al cielo… e le luci di Milano abbagliano.
Certo, non solo quelle dell’Albero della vita. Il secolo scorso, Saba diceva: “Al posto delle stelle, ogni sera si accendono parole”. Erano le illuminazioni pubblicitarie, ora rimosse, davanti al Duomo.
Ad un artista basterebbero le stelle.

Invece a livello di coscienza popolare? Nel pensiero collettivo che rimarrà?
Nel secolo e mezzo di Esposizioni le nazioni hanno dato prova di sempre nuove trovate tecnologiche, di prodotti che dimostrassero i frutti dello sviluppo del paese, fino ad arrivare alle recenti edizioni, Shangai e Milano, volte al tema principe dei nostri tempi: la sostenibilità planetaria.
Lasciando oggi come sempre la città ospitante di turno, cambiata, sul suolo come nel sentire comune.

Avogadro-2Perché le persone valutano, danno opinioni, intrattengono dispute anche internazionali sull’accaduto. Chi meglio degli artisti sente l’urgenza di rappresentare le sensazioni emanate dal viso stanco della città, dell’entusiasmo sopitosi di ospitare turisti da mezzo mondo?
In particolar modo per Milano, la bellezza è sempre stata una peculiarità ben nascosta, un’eleganza non ostentata. Coperta da coltri grigie ma palpitante di calore, per una luce serale suggestiva o il patrimonio artistico, custodito in punti strategici.
Gli squarci di Lucio Fontana e il suo prevaricare sulla tela, Il bacio di Hayez effigie d’amore indimenticabile. L’arte che abita la città ti incute rispetto attraverso la Pietà Rondanini o ti colpisce in faccia con il dito medio di Cattelan al centro di piazza Affari.
Sedici sono gli artisti chiamati a raccolta alla galleria Previtali di Milano per condividere le opere d’arte atte a rappresentare la faccia di questo “dopo Expo”.

Il tema della mostra, ospitata a galleria Previtali, a Milano dall’8 ottobre al 5 dicembre e curata da A. Redaelli e L. Valentino, si chiama La città Exposta, triplice gioco di parole che contiene “esposizione di una città esposta, cioè messa a nudo, dopo l’Expo”.

Sono opere ricche di spessore in una mostra fatta a spettacolo concluso, a luci basse, come spesso capita quando si riordinano le idee in un locale chiuso. Ciascuna a suo modo dona un quadro della città intenso, un coro di voci unanimi ma dalle conclusioni differenti.

F.-Martinez-Cera-una-volta-un-piccolo-Naviglio-stampa-su-tessuto-cm.-80x80-2015Un quadro rappresenta i grattacieli di Cestari, la Torre Velasca di Buratti è posta a guardia dell’aere e una Porta Nuova
abbandonata a se stessa, Previtali la immagina vittima di un naufragio.
Il quadro di Lombardi che tra pennellate e geometrie si snoda in silenzio e la tela dagli strillanti toni fumettistici di Bacter. Oppure c’è la vanità di Milano, specchiatasi in una pozzanghera per Lo Presti e la massa montante della città disegnata in procinto di svettare sul cielo da Di Marzio. Satta disegna la folla, l’orda di ignoti pendolari che da sempre pullula la città, mai sazia di passanti a cui non parla… E altri ancora i volti della metropoli catturati.
Milano, il giorno dopo. Per Martinez è un bambino che sfreccia in bicicletta nel cielo, sui tetti della città.

In alto, come le aspettative di chi vive la città, ne è compagno e confidente. Di chi arriva a non perdersi tra le sue strade perché ha dei punti di riferimento. Di chi non accetta che venga trascurata, una volta che si è amata, nonostante la sua altera discrezione.
Milan l’è on gran Milan, se vuole.

Federica Marino per 9ArtCorsoComo9

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