#NascevaOggi Friedrich Nietzsche

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Argomento della rubrica #NascevaOggi è Friedrich Wilhelm Nietzsche, nato il 15 ottobre 1844 e morto il 25 agosto 1900.  Di chiare ed innegabili origini tedesche Nietzsche è passato alla storia per la sua filosofia, per l’assurda bellezza dello stile in cui essa è stata scritta e per esser stato, probabilmente, il filosofo più citato, usato ed abusato della storia contemporanea. Da Jim Morrison a Gabriele D’Annunzio, da Francesco Guccini ad Adolf Hitler per arrivare fino a Dylan Dog, in pochi hanno resistito alla tentazione di non buttare lì un “Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!” o “Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro” o di speculare su falsi miti ideologici con qualche strampalata teoria superomistica.

“La condizione generale del mondo è, per tutta l’eternità, il caos, non come assenza di necessità, ma nel senso di una mancanza d’ordine, di struttura, di forma, di bellezza, di saggezza e di quali che siano i nostri estetismi umani”.

La filosofia di Nietzsche non è una teologia, è un naturalismo cosmologico. L’uso di simboli religiosi e di provocazioni quali quella del profeta Zaratustra, che annuncia agli uomini la morte di Dio, sono in realtà spettacolari provocazioni, semplici e banali conclusioni di una filosofia che parte sì dal nichilismo ma non si ferma ad accettare l’uomo, la natura, il mondo come puri frutti del caos, ma tende a trascenderlo.
Partendo dal caos del mondo l’uomo abbandona ogni fine, ogni scopo, tutto è caotico, slegato dal vincolo di causa-effetto, al di là del bene e del male: l’accettazione del caos generante prende forza dalla volontà di potenza che è essenza stessa della natura. Nella sua filosofia Nietzsche raggiunge e realizza l’infinito, come eterno ritorno, ma quest’infinito non annichilisce l’uomo, lo libera anzi dalle catene della morale vigente spingendolo oltre.

“L’uomo deve essere superato” spiega ancora in Così parlò Zaratustra “L’uomo è una corda tesa tra la bestia e il superuomo, una corda sull’abisso. Ciò che vi è di grande nell’uomo è che egli è un ponte e non un termine.”

L’uomo non si perde nell’infinito, è anzi un infinito creato per l’uomo, nell’uomo. Lo stesso superuomo non è un traguardo raggiungibile, è anzi una metà irraggiungibile verso la quale tendere.

Il superuomo è il filosofo dell’avvenire. Kant ed Hegel non sono veri filosofi, sono operai della filosofia. I veri filosofi dicono “così dev’essere”.

“Il loro conoscere equivale a creare, il loro creare a legiferare, il loro volere la verità a volere la potenza.”

I veri filosofi possono sopportare la verità, la crudele verità sulla vita e sul mondo, e possono, così, accettare sia l’una che l’altro. Il filosofare non è dunque una ricerca, non è metodo, non è applicazione, è invece una volontà irrazionale, un’esplosione orgiastica di entusiasmo. Il filosofare è l’essere percosso dallo spirito dionisiaco.

Ma, forse, il lato più affascinante della filosofia di Nietzsche non è nei suoi libri e nelle loro chiavi di lettura, è, anzi, nella vita stessa del filosofo. Dapprima pervaso da un’amore verso il romanticismo strinse amicizia con il compositore Wagner, amicizia di cui gli storici datano la fine nel 1878. Nel 1879 rinunziò alla cattedra a Basilea per problemi di salute. Nel 1889 un accesso di follia lo spinse a gettarsi al collo di un cavallo maltrattato dal proprio padrone nel bel mezzo di una strada torinese. Friedrich Nietzsche diventò famoso solo qualche anno più tardi: morì, come già detto, nel 1900, dopo più di un decennio di caotica follia.

In filosofia, si sa, non son tanto importanti le risposte quanto le domande: “E se Nietzsche si fosse sbagliato? E se il traguardo del superuomo fosse raggiungibile e anzi raggiunto dal profeta Nietzsche stesso? E se noi, ancora poveri uomini e non superuomini, avessimo scambiato la sua transmutazione in banale follia?”

Giuseppe Del Fiacco per 9ArtCorsoComo9

 

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