Restauratori, la burocrazia che ammazza la meritocrazia

0 681

Scoperto un incredibile paradosso tra Mibact e Miur. Una legge non applicata, non permetteva il riconoscimento di un titolo equiparato alla laurea a i restauratori usciti dalle scuole di Alta Formazione dello Stato prima del 2009. Scuole importanti che garantiscono lo sviluppo di alcuni dei restauratori più apprezzati nel mondo. In tutta Europa, però, venivano esclusi da ruoli universitari ed incarichi di responsabilità. La situazione dovrebbe essere stata risolta dall’articolo 2 comma 15bis della “Buona Scuola”. La legge che equipara il titolo di restauratore alla laurea, però, non può ancora essere applicata. Non sono mai stati emanati i decreti attuativi malgrado siano passati i 60 giorni previsti dalla legge. Il tutto avviene mentre stanno scadendo i termini del bando di selezione. Voluto dal Mibact, chi avrà i requisiti entrerà nel catalogo dei “restauratori di beni culturali”.

Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini

Un caso di burocrazia che sconfigge la meritocrazia, tanto decantata dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Si parla di conseguenze gravi. L’élite dei restauratori italiana non sarà più rappresentata. Da 2 mila professionisti, si passerà a 10 mila nomi. Questo perché il bando di selezione prevede delle clausole volute da sindacati. Clausole non volute dai migliori restauratori perché permettono l’iscrizione al bando di persone senza titoli o di basso valore. Persone che hanno studiato per una vita e persone senza merito saranno messe sullo stesso piano. Una costante nel nostro paese, in vari settori. Un grave errore per un governo che punta fortemente sulla meritocrazia, usandola come vanto di fronte al mondo.

Le interferenze e le confusioni non finiscono qua. Gli architetti, per esempio, potrebbero entrare nel bando come “progettisti di restauro”. Altre professioni non specializzate che potrebbero togliere posti e qualità ad un settore specifico. Un settore che sarebbe svilito e definitivamente compromesso. Il tutto mentre i nuovi corsi universitari di restauro (circa 23 in Italia) sono senza laboratori e professori adeguati. Corsi di laurea quindi inutili. Un ciclo vizioso che ammazza un settore importante per un paese pieno di opere e cultura come il nostro. Il problema è sempre quello. Abbiamo il materiale e avremmo le persone, ma le sfruttiamo molto male.

Lorenzo Allamprese per 9ArtCorsoComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.