La Scapigliata. Rosso

0 1.360

Milano, 6 febbraio 1862

La maggior parte degli artisti non è mica Van Gogh, e Mio caro Ragazzo grazie dei fiori ma preferisco un’estate al mare. Siamo anime perse che cantano gimme five ogni sabato. Avrai ragione tu, è l’abitudine di tornare, ma io non sono come Vera Nabokov. Ad esempio a me piace il sud ed un ragazzo di strada conosciuto al Breakfast Club. Se avessi il Generale Lee seguirei la Rotta per casa di Dio per scovare Jack the Ripper… forse potrà spiegarmi la differenza tra walking dead e il giudizio universale.

Con affetto,

La Scapigliata.

https://www.youtube.com/watch?v=us4t6zBVIEQ

 

Dopo il Museo d’Arte Contemporanea di Acri pure al Palazzo Pitti di Firenze si guarda al blu.

Farà estate? Chissà.

Intanto, colgo l’occasione di questo improvviso interesse per il colore e gli dedico una pubblicazione al mese! E visto che del blu ho già trattato in maggio, questo giugno sarà all’insegna del suo contrario: il rosso.

Le labbra di Marilyn, la mela di Grimilde, il noto Cappuccetto, la temibile armata russa, il Porco di Miyazaki, l’arcinemico di Capitan America, il libretto di Mao, il nemico-amico di Toby, le scarpette di Andersen, i capelli di Anna… e la lista potrebbe continuare a lungo, anche se in epoca recente si sta defilando sempre più, apparentemente battuto dal blu.

Il rosso dal così forte impatto ha moltissime incarnazioni nel tempo, più o meno recente, e significati diversi. Multiforme come la sua provenienza: mercurio, cadmio, murice (mollusco) o cocciniglia (insetto), lacche e terre.

Una breve storia del rosso, in pittura, potrebbe cominciare con Keith Haring che spiega “red is one of the strongest colors, it’s blood, it has a power with the eye. That’s why traffic lights are red I guess, and stop signs as well… In fact I use red in all of my paintings“. Il rosso è l’unico colore presente nel murale Crack is Wack ispirato dalla tragica “american crack epidemic” che colpì le maggiori città, da nord a sud, degli Stati Uniti fra il 1984 e il 1990.

American pop artist and activist Keith Haring (1958 - 1990) paints the original version of his 'Crack is Wack' mural on the wall of a hand ball court in a public park (at East 128th Street and 2nd Avenue, alongside Harlem River Drive), New York, New York , summer 1986. This first version of the mural, painted in response to the then-ongoing epidemic of crack cocaine usage in New York, was executed illegally and was subsequently completely repainted with different imagery (and legally, with the blessing of the city's government who renamed the park the 'Crack is Wack Playground') at least once by Haring in the following months. (Photo by Juan Rivera/Roulette Fine Art/Getty Images)

Quasi ottant’anni prima Vassily Kandinsky scriveva “il rosso che di solito abbiamo in mente è un colore dilagante e tipicamente caldo, che agisce nell’interiorità in modo vivissimo, vivace e irrequieto (…) dimostra un’energia immensa e quasi consapevole. In questa agitazione e in questo fervore introversi, poco rivolti  all’esterno, c’è per così dire una maturità virile“.

Virile. Kandinsky più che alludere all’odierna concezione di rosso, opulente e spettacolare, sensuale e proibito, sembra recuperare l’anima antica di questo colore preso a simbolo dalle rivoluzioni dell’epoca moderna, identificativo di boia e martiri, dei togati romani e dei legionari. Il rosso marziale, sinonimo di potere anche sulla vita e sulla morte. Colore di Ares. E cosa c’è di più virile di Giulio Cesare e del dio della Guerra?

Domenico Induno e Francois Boucher

Per cui avremo nell’Ottocento un utilizzo politico, i vari garibaldini dipinti dagli Induno, fra sei e settecento. Un uso decorativo per i cicli erotici e stravaganti che abbellivano le corti, l’Educazione di Cupido dipinta da Boucher nel 1742 si svolge su di un bel drappo rosso. E prima il rosso appartiene alla Chiesa, negli abiti cardinalizi, nella vesti della Madonna, negli abiti delle spose, nella pelle dei diavoli. I pittori usavano il bolo come base per l’oro e il pigmento come base per l’epidermide, in alternativa al verde.

Il “rosso pompeiano”, così caratteristico, folgorò Giotto durante il suo viaggio giovanile a Roma tanto che lo volle impiegare nelle storie di Isacco all’interno della basilica di Assisi.

Questo è il rosso più famoso della storia: una porpora ottenuta dalla lavorazione del murex, molto costosa, che i ricchissimi pompeiani d’ultima generazione potevano largamente permettersi; ai tempi di Giotto però nessuno sapeva più dell’esistenza di Pompei. In compenso erano sopravvissuti edifici della Roma imperiale oggi scomparsi che facevano mostra di pitture murali, succulento banchetto per i pittori dell’epoca.

0406_ 019

 

Veronica Benetello per 9ArtCorsoComo9

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.