Orson Welles: 30 anni dalla morte del Genio

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Non ricordo dove le vidi per la prima volta, se in tv nel silenzio umbratile della notte o in una frenetica navigazione tra le onde del web, ma quelle immagini mi colpirono la mente come una freccia dietro la schiena. Un vecchio silenzioso, lo sguardo arcigno e il passo tronfio, si aggira tra i canali di Venezia, staglia il suo fiero profilo lungo l’orizzonte e approda tra numerosi uomini mascherati. I colori sono quelli delle pellicole scadenti, vecchie, a dominare sono i toni seppiati.Orson Welles3

Rapido giro per Google, scopro che sono tratte dal Mercante di Venezia di Orson Welles. Cerco il film, non lo trovo e scopro che non è mai stato concluso. O meglio, ne hanno rubato dei negativi che non sono più stati recuperati. E uno cosa può fare quando ha fame di un cibo che non esiste?

Per quanto personale sia, forse questo aneddoto racconta una piccola parte di quello che è ed è stato Orson Welles. Un gigante del cinema (anche in senso letterale: man mano che la sua carriera proseguiva sembrava ingrandirsi sempre più, con o senza make-up) che il 10 ottobre di trent’anni fa ci lasciava, ma di cui ancora non abbiamo smesso di cibarci. Non abbiamo smesso di rovistare tra le maglie dei suoi film, di cercarne nuove ombre (e non sfumature: a lui piacevano le immagini fortemente contrastate e dal piglio espressionista). E la mole di pellicole non concluse per un motivo o per l’altro sono tante quasi quanto i suoi capolavori, che restano così lì a ricordarci di quanti altri viaggi sarebbero stati possibili e di cui possiamo solo avvertire da lontano l’invitante odore.

La sua produzione finisce per essere un altro Xanadu, che era la lugubre e solitaria reggia di Charles Foster Kane in Quarto Potere. Un castello dalle dimensioni enormi, così enormi che sembra difficile venirne completamente a capo e in cui ci si perde senza via di ritorno. O almeno, non se ne può uscire illesi, intaccati. Il cinema stesso non ha saputo mai riprendersi dai claustrofobici giochi di specchi che segnano lo scontro finale ne La signora di Shangai, dai grandangoli deformanti e dalle carrellate scrutatrici di Quarto Potere, ad oggi ancora uno dei più forti e inquieti ritratti sull’umanità e sulla sua incompletezza che la settima arte ricordi. Non ha dimenticato quel piano sequenza iniziale de L’infernale Quinlan, quando il virtuosismo registico era ancora un prezioso strumento con cui prendere per mano lo spettatore dai primi secondi e immergerlo nella corrente di una storia di odio, dannazione ed innocenza perduta come solo i migliori noir hanno saputo fare.Orson Welles

Da quel famigerato 30 ottobre 1938 in cui a soli 25 anni aveva piegato solo con la sua voce l’America proponendo un adattamento radiofonico “eccessivamente” realistico de La guerra dei mondi, Welles ha saputo tenerci in pugno come formiche, giocare con i nostri sentimenti più profondi e con le nostre paure più misteriose. Perché è un terrore arcano quello che proviamo davanti al suo sguardo e davanti alla sua opera, lo stesso che si prova entrando in una vecchia chiesa. Ci siamo dentro, ma mai sapremo cosa si nasconde davvero nel suo profondo.

Francesco Zucchetti per 9ArtCorsoComo9

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