96mila dollari per il bikini della Principessa Leila

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La saga di Star Wars è forse la serie di film che ha generato più fan, appassionati e collezionisti di tutti i tempi.

Non è quindi un caso che un cimelio di Guerre Stellari sia stato venduto all’asta per una cifra da capogiro: il bikini indossato dalla Principessa Leila (Carrie Fischer) quando viene fatta schiava dall’orrido Jabba the Hutt che la incatena a sé ne Il Ritorno dello Jedi, è stato battuto per 96mila dollari.159817

La casa d’aste Profiles In History, specializzata in memorabilia hollywoodiani, partiva da una base di 80mila dollari per il famoso due pezzi metallico dorato, piuttosto succinto, che rese l’attrice Carrie Fischer un vero e proprio sex symbol degli anni ’80. Il fortunato vincitore si è portato a casa anche le catene facenti parte dell’abito di scena, corredato di certificato di autenticità.

Questo costume è uno dei più replicati dai cosplayer in occasione delle varie fiere e raduni e nell’immagianrio collettivvo ha sempre riscosso molto interesse, tanto da essere citato in una punata di Friends, dove uno dei protagonisti, Ross (interpretato da David Schwimmer) confessa alla fidanzata Rechel (Jennifer Aniston) di avere delle fantasie sessuali relative a quel costume.

Ma questo non è certo il primo cimelio della saga di George Lucas che qualche ammiratore particolarmente appassionato si è a ggiudicato per cifre importanti: sempre Profiles In History, ha venduto il modellino sul quale viaggiava la Principessa Leila nel quarto episodio di Star Wars Una nuova speranza, per ben 450mila dollari.

Al di là del fanatismo che può colpire chi si sente particolarmente coinvolto dal kolossal, sorge spontanea la domanda: è una casualità che proprio adesso si parli tanto di Star Wars? Proprio ora, alla vigilia del lancio dei nuovi episodi dell’epopea stellare?

Carrie-Fisher-as-Princess-Leia-in-the-1980sInsomma, il bikini da schiava decisamente sexy, è sempre stato lì dov’era, ed è dal 1983 che il mondo è disseminato di estimatori del costume di scena, il fatto che se ne parli in questo periodo pare decidsamente un’abile trovata pubblicitaria per sponsorizzare i nuovi film.

I sequel fanno sempre paura, non si sa mai se si sarà in grado di replicare il succsso del passato, megio portarsi avanti con imponenti campagne pubblicitarie, ma se fossi George Lucas sarei molto tranquillo: se c’è qualcuno disposto a spendere una fortuna per un costume di scena, chissà quanti saranno pronti ad acquistare i biglietti del cinema.

Carlotta Tosoni per 9ArtCorsoComo9

 

 

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