Se a Palermo compare l’ascensore di Casa Batlló

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Il genio di Antoni Gaudí è universalmente riconosciuto e la sua estrosità lo hanno reso un vero e proprio artista oltre che archistar ante litteram, e le sue tracce disseminate per la sua Barcellona sono ormai luogo di culto e pellegrinaggio turistico. Nelle ultime settimane, ben due avvenimenti hanno coinvolto l’opera dell’architetto catalano, infatti la sua Casa Vinces è entrata nella lista dei capolavori all’UNESCO, portandoli a quota sette, in occasione dei 10 anni dall’inserimento della sua celeberrima Casa Batlló, commissionata nel 1904 da Josep Batlló, altolocato industriale del settore tessile, che affidò a Gaudí l’incarico di rimettere a nuovo un modesto palazzo acquistato l’anno precedente che lui, da architetto visionario modernista quale era, trasformò in uno dei palazzi emblema dell’Art Nouveu, più fantasiosi, ricercati e visitati della città di Barcellona.

Ascensore GaudìHa perciò destato vivissima curiosità il fatto che proprio mentre si confermava l’opera di Gaudí come bene prezioso per l’umanità, Andrea Speziali, un giovane italiano esperto d’arte Liberty, scopriva che in Italia si trova una preziosa cabina di ascensore appartenuta molto probabilmente proprio a Casa Batlló.
Un famoso collezionista italiano, attratto dall’incredibile bellezza di questo oggetto, l’ha acquistato alcuni mesi fa da un privato e successivamente si è rivolto per una perizia al dottor Speziali, il quale non ha potuto fare a meno di ricondurre tale opera alla suddetta dimora constatando le diverse similitudini: i vetri soffiati, l’andamento segnico – coloristico delle decorazioni, le giunture identiche a quelle che si ritrovano nella casa progettata da Gaudí, e infine la pavimentazione interna della cabina fatta dello stesso legno utilizzato per porte e finestre della casa barcellonese.
Un altro indizio che ha portato Speziali a sostenere la paternità di Gaudí, sono le dimensioni dell’attuale ascensore presente nella Casa Batlló, poiché le misure combaciano con quelle della storica cabina, montata dalla ditta Fuster & Fabra Hermanos con sede a Barcellona.
L’idea progettuale alla base della cabina, secondo il parere di Andrea Speziali, avallato da altri esperti e critici d’arte italiani e spagnoli, partì da un’idea di Gaudí che avrebbe quindi commissionato la pianificazione a Lluís Domènech i Montaner.

La veridicità dell’appartenenza all’architettura gaudiana è stata inoltre evidenziata dalla storia raccontata dal figlio stesso dell’imprenditore italo-spagnolo Battló, che durante il periodo franchista trasportò la cabina a Palermo dove risiedeva la famiglia, ricostruendo attraverso i suoi ricordi il periodo in cui il padre, attivo nel settore edilizio, aveva recuperato, da edifici in fase di ristrutturazione o demolizione, diverse proprietà assieme alla cabina in questione.

Alla notizia che la cabina gaudiana si trovasse in Italia, il direttore e i funzionari di Casa Battló sono accorsi a Palermo non potendo far altro che constatare la bellezza ed eleganza della struttura.
Pur nella consapevolezza che non sarebbe possibile un ritorno nella sede originale, non si esclude la possibilità che venga organizzata una conferenza in Spagna dove Speziali, assieme al massimo esperto di arte gaudiana, possa discutere della scoperta.

Casa Batllo esmpio_MGTHUMB-INTERNAI commenti negativi scaturiti in questi giorni nella penisola iberica però, hanno testimoniato una certa rivalità fra i due paesi trascurando, nello stesso tempo, le comuni radici storiche e culturali tra Spagna e Italia: l’opinione pubblica spagnola vorrebbe riportata a casa a tutti i costi la cabina, ma la Storia dell’Arte ci insegna che decisamente molto spesso, le opere d’arte trovano dimora ideale in una patria diversa da quella di appartenenza.

Certo è che, almeno per una volta, l’Italia ha saputo dare prova di particolare attenzione verso il patrimonio artistico, infatti c’è il progetto di esporre al pubblico nel 2017, in anteprima assoluta, la cabina nel percorso espositivo di una mostra incentrata sull’opera del celeberrimo architetto liberty Giuseppe Sommaruga nel centenario della morte.
La volontà di Andrea Speziali, come curatore dell’esposizione, sarà quella di stuzzicare il pubblico e destare curiosità e in un futuro, anche esportare all’estero la mostra, ponendo l’accento sull’architettura non solo come disciplina legata alla costruzione, ma come vera e propria arte.

Carlotta Tosoni per 9ArtCorsoComo9

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