Dopo 400 anni, ricomposto il trittico di Antonello da Messina

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Ebbene sì, a volte accadono anche cose belle. E vi dirò di più, accadono proprio nel nostro bellissimo Paese, anche se il più delle volte non viene dato loro il giusto spazio (d’altronde bisogna sempre mantenere l’attenzione della gente sintonizzata sulla catastrofe di turno …).

Vittorio Sgarbi davanti al trittico ricomposto
Vittorio Sgarbi davanti al trittico ricomposto

Finalmente, dopo 400 anni, il trittico del pittore siciliano Antonello da Messina è stato ricomposto. Direte voi, cosa c’entra l’arte con i problemi dell’Italia di oggi? Cari miei, c’entra eccome, anche se in pochi sembrano davvero convinti di questo. Ma andiamo con ordine.

Il Museo Bagatti Valsecchi di Milano ospiterà fino al 18 ottobre la mostra intitolata Rinascimento. Il trittico di Antonello da Messina ricomposto. L’iniziativa si deve al critico d’arte Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle Arti per Expo2015: a lui era stata affidata la gestione del padiglione Rinascimento e il suo comportamento questa volta è stato irreprensibile. Grazie a Sgarbi è stato infatti siglato un accordo di scambio tra la Regione Lombardia e gli Uffizi di Firenze: per quindici anni agli Uffizi sarà prestato il San Benedetto, una delle tre tavole che compongono il trittico, in modo da poterlo presentare al pubblico ricomposto; in cambio, la Regione Lombardia riceverà un’opera del lombardo Vincenzo Foppa, la Madonna con Bambino e un angelo.

La mostra Rinascimento si articola in un percorso che vede come protagonisti alcuni dei grandi pittori italiani del Quattrocento. Ad accoglierci una coppia di tavolette dipinte da Piero della Francesca, l’Annunciata e l’Angelo Annunciante, che provengono dal Polittico della Misericordia conservato al Museo Civico di San Sepolcro. Si prosegue poi con la già citata Madonna con Bambino e un angelo del pittore lombardo Vincenzo Foppa e con Cristo in pietà del Perugino, a prestito dalla Galleria Nazionale dell’Umbria. Questa la cornice artistica scelta per il protagonista indiscusso dell’evento, ovvero il trittico del pittore siciliano, composto da tre pannelli: a sinistra abbiamo la tavola raffigurante S. Giovanni evangelista, al centro la celebre Madonna con Bambino e sulla destra la tavola con il San Benedetto.

Vorrei ora fare per un attimo un piccolo passo indietro e soffermarmi su un aspetto, a mio parere fondamentale, che potrebbe passare inosservato. Queste opere d’arte provengono da diversi musei e gallerie del nostro paese: si va dagli Uffizi, conosciuti in tutto il mondo, a realtà ben più ridotte (per dimensioni e fama, non certo per importanza) come quelle di alcuni luoghi d’arte umbri e toscani, per poi saltare alla Lombardia. Nel mondo dell’arte esiste però una forte tradizione di scambio e collaborazione, che spesso si spinge fuori dai confini nazionali e grazie alla quale si possono realizzare mostre ed eventi unici nel loro genere, che vanno temporaneamente a riunire opere ed artisti anche molto lontani tra loro come stile ed epoca. E sono proprio queste mostre che riescono a dare nuova vita all’arte, consentendo di inserire le opere in una realtà diversa da quella in cui sono nate: solo così è possibile dar loro una nuova interpretazione, necessaria se vogliamo continuare ad avvalerci di ciò che l’arte può insegnare all’uomo… anche all’uomo del 2015.

polittico della misericordia, piero della francesca
polittico della misericordia, Piero della Francesca

In quest’ottica, le classiche e banali critiche di coloro che vedono l’arte del passato come un corpo morto che pian piano si trasforma in polvere, non hanno più né senso né ragione di esistere. Certo, l’arte è mutata nei secoli (sarebbe preoccupante se non lo fosse), così come gli stili e i canoni estetici: ma sono ancora molte le cose che possiamo apprendere da essa. L’arte ci fa vedere quali erano i gusti del nostro passato, necessari per capire come siamo arrivati a quelli del nostro presente. Ci mostra l’abilità e la perfezione a cui può giungere l’uomo. Ci dà un assaggio della ricchezza e della magnificenza dei secoli passati.

Ma soprattutto l’arte ci insegna ad amare la bellezza e ci rende consapevoli della necessità di circondarci di cose belle se vogliamo riuscire a superare il brutto che spesso incontriamo nella vita. Ed è questo il messaggio che oggi dovrebbe passare, ma che molte televisioni e giornali rifiutano di trasmettere: essere capaci di cercare e di trovare il bello nella vita di tutti i giorni. Solo così avremo la forza di non lasciarci andare al pessimismo, che sempre più spesso si trasforma in catastrofismo, e di reagire in maniera forte e motivata agli eventi negativi che ci circondano. Perché fare questo?

La risposta è molto semplice: per ricordarci di non essere delle opere d’arte abbandonate alla polvere e all’oblio, ma opere vive in grado di cambiare la realtà in cui oggi viviamo.

Alessia Sanzogni per 9ArtCorsoComo9

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