La strana coppia, Thomas Jefferson e Palladio – in mostra a Vicenza

0 547

Cosa può legare Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti ed estensore della Dichiarazione d’Indipendenza, a Palladio, architetto attivo essenzialmente nel nord Italia?

La mostra Thomas Jefferson e Palladio. Come costruire un mondo nuovo che si terrà dal 19 settembre al 28 marzo al Palladio Museum a Vicenza si propone di rispondere a questa domanda ritraendo Jefferson nella sua completezza e non considerando solamente il suo ruolo politico. Villa Foscari Palladio

Prima di arrivare alla grande campagna di rinnovamento architettonico promossa dal presidente americano e allo stile innegabilmente palladiano che ancora ora caratterizza i luoghi del potere statunitensi è d’obbligo una premessa; da inizio ‘700 si era diffusa partendo dagli aristocratici inglesi l’usanza del grand tour, ossia un viaggio di stampo culturale in Europa e soprattutto in Italia.

Successivamente questo rito venne adottato anche dalle classi borghesi, sempre più ricche e in cerca di modi per legittimare il loro crescente potere; fu così che la cultura, per inteso quella europea, acquisirono un ruolo sempre più importante nella definizione di una persona e del suo ruolo nella società.

Questo fenomeno in America ebbe una portata ancora maggiore perchè erano intere nazioni a volersi legittimare attraverso l’arte e la letteratura d’oltreoceano sentendosi privi di una cultura millenaria e fortemente caratterizzante quale era quella europea.

PalJef_Fig_3Per la rivalutazione delle forme d’arte autoctone occorrerà attendere ancora molto tempo!

In questo clima di furore intellettuale si inserisce perfettamente Thomas Jefferson, un uomo di grande cultura prima che un politico, conoscitore del latino e del greco e appassionato filologo. Viaggiò molto e anche in Italia dove poté vedere con i propri occhi le ville del Palladio e le costruzioni di età romana.

La convinzione che l’architettura razionale e armonica potesse migliorare il nuovo mondo animò le scelte stilistiche del presidente americano e lo portò alla progettazione ex novo della sua nazione; Jefferson vide in Palladio colui che meglio riuscì a produrre materialmente gli ideali di libertà della Dichiarazione d’Indipendenza e che meglio interpretò con attenzione filologica il mondo classico riuscendo così a tradurlo magnificamente per l’età moderna.

Jefferson fu in prima persona architetto di alcune residenze private, la più conosciuta è certamente la villa di Monticello nei pressi di Charlottesville in Virginia e si rifà alle ville palladiane fino ai minimi dettagli. Si tratta infatti di una villa imponente con un pronao colonnato e una bassa cupola che gli danno un carattere ufficiale, ma allo stesso tempo è una villa produttiva con un ampio orto e un frutteto. Le somiglianze con le ville di Palladio sparse per il Veneto, ma anche con i modelli romani antichi, si evidenziano proprio grazie a questa caratteristica; dal lato opposto la produttività della villa invece distanzia lo stile e il pensiero politico di Jefferson da costruzioni imponenti e atte alla sola contemplazione estetica come Versailles e Chantilly, simboli di assolutismo.

Tra le imprese architettoniche di Jefferson, tralasciando le modifiche alla Casa Bianca, la più importante è la progettazione dell’università della Virginia e del suo campus; progetto che poi venne ripreso successivamente nella costruzione di molte altre università americane.

La mostra si lega strettamente a questo luogo di conoscenza siccome è dedicata alla memoria del professore Mario Valmarana, veneziano di nascita, ma ambasciatore di Palladio nell’università della Virginia.

Ruolo principale nel percorso espositivo è dedicato al progetto fotografico Found in traslation: Palladio – Jefferson di Filippo Romano, 36 fotografie che mettono a confronto le architetture venete con le dirette discendenti americane in Virginia.

Una mostra assolutamente nuova nel suo genere e concentrata nella creazione di un ritratto di un uomo che affidò all’arte e all’architettura il compito principale di dare un’identità ad una nazione che giudicava ancora da forgiare.

Elisa Pizzamiglio per 9ArtCorsoComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.