Roma e le religioni orientali: tradizione contro misticismo

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L’interesse per l’esotismo attraversa tutto il corso della storia romana: a partire dall’età tardo-repubblicana (per esempio, le guerre puniche contro i Cartaginesi), fino al termine dell’età imperiale e della Tarda Antichità, quando la grande potenza crolla “senza rumore”, utilizzando una felice espressione coniata da Arnaldo Momigliano.

Busto di Domiziano
Busto di Domiziano

Pompeo, che per meriti personali durante la guerra civile era stato insito dell’epiteto “Magno”, si interessò alle coste orientali per spedizioni militari: egli infatti combatté contro i pirati e contro Mitridate, re del Ponto, tornando a Roma trionfante e carico di bottino nel 62 a.C.

Come dimenticare, a distanza di un ventennio, l’intensa passione tra Marco Antonio e Cleopatra VII, regina d’Egitto?

Proprio l’influenza di Antonio, sebbene fosse stata decretata la “damnatio memoriae” e distrutti monumenti, statue e ricordi, prese il sopravvento sull’imperatore Gaio detto Caligola, che regnò brevemente, dal 37 al 41 d.C.

Egli infatti si considerò un erede diretto della tradizione antoniana, piuttosto che un membro della dinastia giulio-claudia, cui Augusto, primo princeps, appartenne.

Caligola fece propri elementi della concezione ‘orientale’ e rese manifesti i rischi in cui l’Impero sarebbe potuto incappare affidando il potere ad individui lontani dal ‘mos maiorum’, dai valori tradizionali, sui quali si intrecciano gli equilibri di potere, dato che, in un primo momento, i princeps rimasero rispettosi verso i membri dell’aristocrazia senatoria.

Nonostante le numerose spedizioni, durante la dinastia flavia (dal 69 a.C. al 96 a.C.) a culti provenienti da lontano sono preferiti gli dèi del pantheon romano, oltre, soprattutto, al progressivo culto della figura imperiale, un punto chiave delle evoluzioni future.

Il dispotico Domiziano, ultimo esponente della dinastia, prima di essere vittima di una congiura, richiedeva l’appellativo di “signore e dio”, coinvolgendo un potere che potremmo definire “temporale”.

Ricordiamo che il cristianesimo, nato come movimento all’interno del giudaismo, incominciava ad organizzarsi in piccole comunità guidate da un “episcopus”, e proprio Domiziano intentò una serie di processi contro presunti simpatizzanti della religione ebraica e cristiana.

Il periodo del principato per adozione (dal 96 a.C. al 192 a.C.) vide una regolare stabilità interna e per questo è considerato come un secolo di grande prosperità.

Il rispetto religioso si riflette al governo, fino al tempo di Commodo, anche in questa circostanza l’ultimo della dinastia. Appena diciannovenne, egli si disinteressò delle istituzioni e si propose come divinità in terra.

Nacque una sorta di carisma divino intorno alla figura dell’imperatore, e si verificarono importanti fenomeni di integrazione della cultura provinciale, accogliendo molte divintà straniere, tra cui capeggiarono la Magna Mater, protettrice dell’Impero, Serapide, protettore della flotta per l’approvvigionamento granario e, infine, il dio siriano del sole, Iuppiter Dolichenus, Mitra ed altre piccole divinità africane ed orientali.

Non a caso, la storiografia di matrice senatoria – fedele alla tradizione- dipinse Commodo come il peggiore dei tiranni.

È celebre la composizione marmorea di Commodo conservata ai Musei Capitolini: il busto dell’imperatore, con la testa del Leone Nemeo come elmo, viene portato dalle Amazzoni sconfitte (originariamente in numero di due, oggi se ne conserva una), mentre egli tiene nelle mani la clava e i pomi delle Esperidi. Commodo è rappresentato come il mitico semidio greco Eracle e quest’opera, fortunatamente recuperata, è un valido esempio del sacro culto imperiale.

Il busto di Commodo
Il busto di Commodo

Durante il III secolo d.C. il popolo di Roma assiste ad una crisi senza precedenti, sul piano economico (inflazione e debiti), militare (barbari ed esercito) e morale, perché i valori tradizionali, progressivamente, cedono il passo a nuove tendenze religiose.

Alla dinastia dei Severi ( dal 197 al 235 d.C.) appartiene Elagabalo (o Eliogabalo), proclamato imperatore a quattordici anni di età.

In Siria, terra d’origine, egli era stato nominato sacerdote massimo del dio del sole El-Gabal e, divenuto imperatore, avendo impersonificato tale divinità, cercò di introdurre a Roma il culto monoteistico proprio di El-Gabal, in una perfetta coincidenza tra imperatore e divinità.

Nella primavera dell’anno 222 a.C. Eliogabalo fu assassinato e il suo cadavere, per spregio, gettato nel Tevere.

Costantino si è convertito alla fede cristiana ed incomincia una tolleranza che supera la “clemenza” a cui altri imperatori sono ricorsi; sotto Teodosio, attraverso l’Editto di Tessalonica, emesso il 18 febbraio del 380 d.C:, il cristianesimo diviene religione ufficiale dell’Impero: paganesimo e culti orientali vengono esclusi e i cristiani, che una volta erano i perseguitati, incominciarono a perseguitare.

Federico Musardo per 9ArtCorsoComo9

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