Pompei e l’Europa. 1748-1943: esposizione di un’ispirazione

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Attualmente in corso, con chiusura prevista per il 2 novembre 2015, è il percorso espositivo a cura di Massimo Osanna, Luigi Gallo e Maria Teresa Caracciolo denominato Pompei e L’Europa.1748-1943, che ha come sfondo itinerante sia il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sia l’Anfiteatro di Pompei.657-2-grande-1-scavi_pompei_calchi

Il percorso dialoga con l’antichità pompeiana e le opere che la città, venuta alla luce grazie agli scavi indetti da Carlo Borromeo nel 1748, ha ispirato negli illustri viaggiatori fino al 1943, anno del bombardamento sulla città da parte degli alleati nella seconda guerra mondiale.

Pompei e l’Europa  quindi, perché dalla sua scoperta, complice probabilmente la moda culturale del Gran Tour che faceva dell’Italia una delle tappe obbligate da visitare per qualsiasi intellettuale e artista del tempo, numerosissimi furono gli artisti che decisero di recarvisi per rimanere folgorati razionalmente da tempesta e impeto, in un crescendo di Stendhaliana sindrome: a partire dal letterato Goethe e il suo viaggio in Italia, ricordando il nostro giovane Leopardi che ci pianta una ginestra tra le ceneri, nessun artista ha potuto rimanere insensibile allo spettacolo della città sommersa dalla rabbia del Vesuvio.

Tra i nomi ispirati, di cui é possibile ammirare le opere, troviamo Jacob Philipp Hackert, Christen Købke, Paul Delaroche, Gustave Moreau, Pierre-Henri de Valencienne, Ingres, Arturo Martini, Palizzi, De Chirico e anche nomi che non ti aspetti, come Pablo Picasso.

Un quadro per tutti, ispirato dalle passeggiate dell’artista sul decumano della cittadina, le Donne che corrono sulla spiaggia, proprio del Picasso, nel suo periodo delle forme morbide,  che sembra ricordare gli affreschi  a grandezza d’uomo presenti nella villa dei misteri di Pompei, dove è rappresentata l’iniziazione di una donna ai riti di bacco. In Picasso le donne, vestite di tuniche bianche lacere, dalle rimembranze romane, corrono in disarmonia, in evidente danza libera, con un nudo di fertile pienezza.

Della tragedia della città ne parlano le cronache del latino Plinio il Giovane, semi spettatore dell’evento e parente di una delle vittime dell’eruzione. Il Vesuvio, diversamente dall’Etna che spaventava i suoi vicini con le esplosioni di lava infuocata, sommerse con nubi di ceneri e lapilli incandescenti le cittadine circostanti: come un cannone lanciò i detriti fino a quasi 30 kilometri di altezza e i gas, insieme  alle polveri che cementificavano le trachee degli abitanti e sigillarono la città, fissarono per sempre i corpi dei cittadini nell’attimo dell’agonia come un’istantanea nel momento prima della morte.

Era il 79 d.c. e l’eruzione che colpì Pompei  arrivò anche a Stabia ed Ercolano, creando per quasi 1500 anni e più una distesa anomala che venne col tempo ricoperta di vegetazione, tanto che le città scomparirono dai ricordi della gente limitrofa, fino a quando ad Ercolano per la costruzione di un pozzo e a Pompei per i ritrovamenti di alcuni oggetti da parte di un contadino, non portarono alla luce la scoperta delle città perdute.

Tutto il resto è meraviglia: non solo molte case si scoprirono intatte, ma fu possibile proprio capire la vita quotidiana di una cittadina romana di quei tempi: oggetti pregiatissimi, senza parlare dei papiri trovati ad Ercolano, pitture sulle pareti che immortalavano momenti e fatti anche lascivi, numerosissime sale predisposte al candeggio dei vestiti con metodi che oggi dichiareremmo poco ortodossi, cibi pietrificati e molto altro.

E dopo le ultime vicende news_17281_imageche vedono la povera cittadina di Pompei abbandonata a se stessa, messa a dura prova, nemmeno fosse colpita dall’Isis, da crolli continui e incuria, è proprio il caso di soffermarci un attimo: non serve uno stargate, basta prendere un treno a poco prezzo per un grande viaggio nel tempo. E se proprio non si apprezza il modo di vivere che poteva essere romano e si ha un gusto più moderno, beh, sicuramente Pompei e L’Europa.1748 1943, con un occhiolino significativo e una stretta di mano, sarà in grado di stupire e far riflettere.
Pompei si potrebbe accomunare alla sorte di un sasso lanciato in uno stagno: la collisione del sasso con la superficie e poi la sua discesa verso le profondità  coincidono con l’eruzione e la chiusura ermetica della città da parte dei detriti incandescenti e il suo successivo ritrovamento.  Il risultato della caduta sono degli infiniti cerchi nell’acqua che partono da questo moto iniziale: come avrebbero corso le fanciulle di Picasso se non ci fosse stata Pompei?!

 

Daniela Perrone per 9ArtCorsoComo9

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