Banksy conquista la Grande Mela in “Banksy does New York”

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La potenza comunicativa di Banksy ormai è innegabile e durante l’estate 2015 se n’è avuta la conferma.
Dopo la controversa installazione “Dismaland”, un’orrorifica Disneyland costruita sulla malinconica costa inglese, vicina alla (forse) Bristol dello street artist, Banksy torna a far parlare di sé con l’uscita del film “Banksy does New York”, nelle nostre sale dal 7 settembre scorso.

La pellicola si basa sul progetto dell’artista lanciato nell’ottobre del 2013, che per tutto il mese, decorò ogni giorno un angolo della Grande Mela, scatenando i suoi fan in una caccia al tesoro alla ricerca delle sue opere che, utilizzando i vari social, si sono spalleggiati nella rincorsa al misterioso artista e ai suoi segni lasciati tra le vie della città prima che venissero rimossi o cancellati.download

Le reazioni dei newyorkesi si sono divise tra fan e artisti locali pronti a segnalare le opere di Banksy tra tag e hashtag, e cittadini contrariati, solerti nel cancellare o oscurare le opere.
Anche l’allora sindaco Michael Bloomberg non ha potuto rimanere indifferente davanti al clamore suscitato dall’artista, sostenendo che Banksy stava deturpando il decoro di New York, tanto che persino la polizia è intervenuta cancellando un suo graffito, pur negando di essere alla ricerca dell’artista.
Ma niente ha fermato l’anonimo street artist, che ha compiuto installazioni in tutti i distretti di New York, tra stencil graffiti, scultura, video e performance che, come è nello stile dell’artista, hanno toccato i temi delicati dell’attualità e delle sue ingiustizie, dai fast food alla crudeltà dell’industria della carne passando per le vittime innocenti delle guerre e le contraddizioni della società occidentale.

Tutto è rientrato nel film, che ripercorre questo folle mese caratterizzato dall’imprevedibilità dell’artista che, l’ultimo giorno del progetto, il 31 ottobre, vicino ad un luogo simbolo dell’arte di strada destinato alla demolizione, ha posizionato dei palloncini che formavano il suo nome, attirando così l’attenzione verso un luogo importante per la graffiti art scatenando proteste da parte della folla che ha provato a evitarne l’abbattimento, il tutto ovviamente filmato e diffuso.424146_424146_PRG-DOC_Banksy_Art-copy-1160x652 (FILEminimizer)

Questo film–documentario non solo dimostra quanto la figura di Banksy non sia più solo legata alla controcultura o all’underground, ma sia importante ed ascoltata, ma anche quanto il potere comunicativo dell’arte sia inarrestabile, nonostante i tentativi della istituzioni di contrastarla.

Cancelleranno un graffito? Pazienza, noi lo abbiamo visto e documentato, e abbiamo capito il messaggio che ci voleva trasmettere.

Sullo stesso sito dello sfuggente artista di Bristol si legge:

”È fuori, all’esterno che l’arte dovrebbe vivere, tra di noi, dove può agire come un servizio pubblico, promuovere un dibattito, dare voce alle preoccupazioni e forgiare identità”.

Potranno cancellare i suoi graffiti, ma non fermeranno la mente di Banksy.

Carlotta Tosoni per 9ArtCorsoComo9

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