Le Corbusier: cinquant’anni dalla morte di un rivoluzionario

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Un uomo che ha rivoluzionato l’architettura e il concetto stesso di architettura. Parlo di Charles-Edouard Jeanneret, meglio conosciuto con il nome di Le Corbusier. A cinquant’anni dalla sua morte, avvenuta il 27 agosto 1965, è stata allestita un’esposizione che ci racconta il significato della sua opera. Il 29 aprile 2015, al Centre Pompidou di Parigi ha tenuto una mostra in onore di uno dei più grandi architetti del Novecento. Non è tutto. In memoria dell’architetto, con la A maiuscola, verranno

Villa Savoye
Villa Savoye

organizzate in tutto il mondo allestimenti, conferenze, manifestazioni, vendita di libri e 17 delle sue opere saranno candidate per l’inserimento nella Lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Una commemorazione con i fiocchi, decisamente meritata.

 Le Corbusier, infatti, non è semplicemente un architetto. Le Corbusier è un uomo che ha saputo fare del proprio lavoro e della propria passione uno strumento per ricostruire. Cosa? Città, popolazioni, vite, rase al suolo dalla guerra. Il suo operato, infatti, risponde alle esigenze di quegli anni che, più che mai, reclamano cambiamento.

 Dovreste domandare ai vostri nonni, o genitori, cosa significa, fare la guerra. Io l’ho fatto. Le risposte, di sicuro, non saranno molto differenti le une dalle altre. Ma diverso sarà il modo di averle vissute e lo sguardo con cui le racconteranno.

 Sentire le sirene dell’arme-attacco. Nascondersi. Vedere la propria casa abbattuta da una bomba. Aver paura di non rivedere più i propri cari. E a volte non rivederli mai più.

“… Voi gente che ve ne state al calduccio,

voi che gridate urrà quando il soldato passa in parata,

chiudetevi in casa e prefate di non conoscere mai

l’inferno dove finiscono la gioventù e l’allegria.”

(S. Sasoon, Suicidio nelle Trincee 1918)

La necessità era, appunto, quella di spezzare i legami con il passato. E in questo, Le Corbusier fu un maestro. Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento nasce il Movimento Moderno, di cui il nostro Charles-Edouard Jeanneret è il massimo esponente. La parola d’ordine era razionalizzare. A fronte dei disordini sociali e della crescita economica, provocata dalla Rivoluzione Industriale, il primo interesse era quello di creare spazi per un nucleo famigliare moderno. Le macerie e i brutti ricordi dovevano

Unité d'Habitation
Unité d’Habitation

scomparire. E così fece Le Corbusier. Abbandonata l’idea di “art pur art” dell’Ottocento, giunse a quella di “arte per la società”. La prima realizzazione che incarna le sue riflessioni, racchiuse nel saggio Verso un’architettura moderna del 1923, fu l’edificio costruito a Marsiglia, Unité d’Habitation, (palazzo di edilizia popolare di 17 piani con 337 appartamenti, ciascuno sviluppato su due livelli). I punti salienti sono l’utilizzo del cemento armato e l’uso dei pilastri, posti alla base della struttura, che permettono di elevarlo dal suolo. Ma ancor più interessante fu l’idea dei tetto-giardino, molto in voga anche ai giorni nostri: tetti piatti, a terrazza, che potevano ospitare giardinetti, aree ludiche, piscine.

 L’intenzione di Le Corbuisier fu quella di riorganizzare il territorio, per renderlo adatto ad una società in evoluzione, che percepisce gli effetti della Rivoluzione Industriale. Pertanto le novità non si limitarono ai metodi di costruzione. Avvenne un passo ulteriore nella storia dell’architettura. Fondamentale fu l’idea di poter conciliare un progetto architettonico e urbanistico insieme.

Il Movimento Moderno è sinonimo di libertà di espressione, vitalità e innovazione. Caratteristiche che rispecchiano appieno i sentimenti di un’epoca lacerata dalle lotte e dalla violenza. E la cultura, come sempre, è la prima che si fa carico dei problemi dell’essere umano. Un incubatore di idee e soluzioni che nascono dall’uomo e si rivolgono all’uomo. Una religione, per chi ha fede nel sapere.

 La valanga di sofferenza e smarrimento, che conosciamo in letteratura attraverso parole che cercavano di esorcizzare una tensione e un dolore insostenibile per l’essere umano, si declina nell’architettura, attraverso una risposta chiara e funzionale, che ha trovato voce in un uomo che fece dell’arte la sua forma espressiva: Le Corbusier.

 

Sofia Zanotti per 9ArtCorsoComo9

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