Ritratto d’Autore. Giovanni Bellini

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Con un ingengo, forse nella composizione minore del fratello, lo superò di lunga mano nelle altre parti della pittura, perché riuscì disegnatore savio, chiaroscuratore ragionatissimo, e soave poi in tutti que’ volti e atti in cui era mestieri manifestare la mansuetudine amorosa, la speranza devota, la malinconica aspirazione ai mistici prodigi del cielo. (P.Selvatico). giovanni_bellini_gallery_1

Giovanni Bellini nasce a Venezia, in una casa di pittori: il padre Jacopo è già pittore famoso, Gentile, il fratello, famoso lo diventerà. Dipingere, in quel contesto, deve apparirgli non tanto una scelta, ma una predestinazione. E in effetti pare che, nella sua lunga vita senza storia, non faccia altro che dipingere, migliorando con l’età e facendo quello che più gli era connaturato, senza abbandonarsi ad astrazioni e a speculazioni sulla propria pittura: per lui l’arte è tutto, meno che qualcosa attorno cui arrovellarsi e redigere manifesti programmatici.

In un secolo e in un luogo affollati di pittori, la Venezia quattrocentesca, tra i protagonisti di un’autentica rivoluzione culturale, si potrebbe dire che Giovanni non si sia isolato e reso sordo alle novità, ma che si sia invece ritagliato un posto “in mezzo”, dove quietamente assorbire – lui spontaneo, artigiano, conservatore – i propositi e le istanze di un pensiero in continuo movimento ed evoluzione. Dal Mantegna e dagli altri grandi che conosce, a Venezia e a Padova – dai Vivarini a Donatello, da Giorgione a Tiziano -, accoglie, con una speciale umiltà, gli spunti che gli possono dare. Costruire se stessi anche sulle esperienze degli altri, senza mai cadere in rivalità , con una qualità più segreta, che fu imperfettamente chiamata il suo “classicismo”, seppe non rifiutare niente di ciò che gli arrivava all’anima dal passato e dal presente, ed essere lo stesso un grande suggeritore del futuro.(Renato Ghiotto)

Attingere per sviluppare il proprio, personalissimo, movimento, all’insegna di uno spirito religioso.

Fare delle virtù altrui il proprio punto di forza, senza imitare sterilmente.

giovanni-bellini-painter-3417-2Partendo dal gotico rinuncia a un uso dichiarativo e dimostrativo della pittura, evitando orpelli inutili, e liberando i paesaggi dall’archeologia e la composizione dalla rigidità. È una ricerca intima e profonda, che si risolve in un forte spiritualità interiore: i suoi personaggi, per quanto soffrano, non esprimono mai il loro dolore gridando. Le sue Madonne abbracciano le convenzioni simboliche, retaggio del passato, del bambino dormiente e dei frutti (ognuno col suo significato), senza lasciare spazio a festoni, drappi dorati, a ciò che è superfluo e ornamentale.

Anche i paesaggi si svincolano da marmi e antiche rovine. Certo è ancora presto per parlare di un autentico naturalismo, ma le sue fantasie paesistiche sono composte da elementi concreti reali e domestici. In lontananza si possono ancora scorgere mura di città e torri di castelli non ridotti però a meri giochi stereometrici. Gli animali sono quelli veri, di tutti i giorni, non araldici. Gli uomini lavorano, ci stanno andando o ne tornano. La luce e i colori, il cielo e le nuvole, ci dicono l’ora e la stagione.

Quella dialettica fra innovazione e conservazione, che è alla base della storia di Venezia, caratterizza anche il percorso dell’arte di Bellini. Mentre egli conserva cioè quanto di più originale e vivo fluiva nella tradizione […],egli le imprime una nuova dimensione, quella del Rinascimento.

Fino all’8 novembre 2015 al Forte di Bard (Aosta) si terrà la mostra-evento Da Bellini a Tiepolo. In mostra una ricca selezione di 52 capolavori, molti di grandi dimensioni, provenienti dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo.

La Pietà (1455-1460) di Giovanni Bellini, PInacoteca di Brera, Milano
La Pietà (1455-1460) di Giovanni Bellini, PInacoteca di Brera, Milano

Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

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