Cena per due

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Il cibo ha un valore particolare per gli italiani e non a caso sarà uno degli argomenti portanti dell’ EXPO 2015 di Milano. Non è solo fonte di sostentamento ma qualcosa di più, un metronomo che scandisce i ritmi della giornata, un simbolo di aggregazione e convivialità. Il consumo di pasti, frugali o sontuosi, è un tema affrontato anche dall’ arte, in chiave religiosa o profana.

Cena di Emmaus 1606  - Caravaggio  by Catherine La Rose
Cena di Emmaus, 1606 – Caravaggio

Nel 1606 Caravaggio dipinse la “Cena in Emmaus” che rappresenta il medesimo soggetto di una tela del 1601 ma declinata in modo diverso. Il pittore bergamasco vuole evidentemente raffigurare il momento del congedo. Al posto dell’accurata natura morta presente sulla tavola dell’opera londinese, qui compaiono solo pochi elementi poveri e dimessi: il pane, la brocca dell’acqua, due semplici piatti. La gamma cromatica è notevolmente ridotta, tendente al monocromo, con poche tinte terrose dalle quali si stacca soltanto l’azzurro della tunica di Cristo. I personaggi sono ridotti al minimo e avvolti da quel gioco di luci e ombre che rese tanto famoso Caravaggio.

Due secoli e mezzo più avanti Vincent Van Gogh ci restituisce una scena molto simile, se non fosse per il suo carattere completamente profano. Ne “ I mangiatori di patate” i colori si appiattiscono su una scala di marroni, grigi e verdi che conferiscono al quadro un’ atmosfera cupa e drammatica. Alla luce livida di una lanterna ad olio, i protagonisti sono ritratti, secondo i canoni di una pittura realistico – sociale, in tutta la loro rozzezza, con i loro usuali vestiti da lavoro e impegnati nel più quotidiano dei riti familiari, quello del pasto. Siamo lontani dal qualsiasi tentativo di idealizzazione e ad una manifesta volontà di superare il realismo in chiave di ideologia sociale, di simbolismo e di espressione.

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La tabla 1971-1980, Antonio Lopez Garcia

Anche la nature morte elevano il cibo ad una dimensione artistica. Fu proprio Caravaggio a esaltarne il valore estetico, ma probabilmente fu Paul Cézanne a utilizzarle per primo con un fine “sperimentale”. La “Natura morta con tenda e brocca a fiori” del 1899 fa parte di una serie di sei composizioni e, a prima vista, mantiene uno spazio nitidamente fissato nei suoi principali elementi di resa prospettica. Le mele , un soggetto ricorrente nei quadri del pittore francese a partire dalla seconda metà degli anni ’70, sono innanzitutto e soprattutto manifestazioni elementari della realtà naturale e meritevoli della sua attenzione. Soltanto da queste forme prime (le sfere) è possibile riordinare lo sconcertante caos delle apparenze visive.

“La cena” è invece il titolo di un quadro di Antonio Lopez Garcìa, il più grande artista vivente secondo le parole di Vittorio Sgarbi. Un titolo essenziale che racchiude la semplicità di un momento quotidiano. Seduta di fronte a una tavola rotonda ricca di cibi e disordinata siede una bambina, posta al centro della composizione. Guarda verso di noi impassibile come se fossimo lì, davanti a lei, a mangiare un piatto di minestra. “Gli Dei sono andati via rivendicando la grandezza che solo l’essere umano può dimostrare nella quotidianità della propria esistenza. La Cena rappresenta uno di quei momenti della vita quotidiana ed è occasione per rivendicare il diritto a raccontare la vita così come ci è donata, nell’incessante trasformarsi della materia che impedisce all’artista di terminare l’opera”.

 

 

 

Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

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