Arte e follia: Pietro Ghizzardi e Antonio Ligabue

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Se vi piace il sogno e l’illusione ciò che dovete fare è perdervi e buttarvici a capofitto. Come? Facile! Apre il Museo della Follia al Palazzo della Regione di Mantova che dal 29 maggio al 31 ottobre ospita la mostra Arte e follia: Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi, a cura di Vittorio Sgarbi, organizzata da Augusto Agosta Tota, presidente del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma. L’esposizione, che si inserisce nel programma Expo Milano 2015, accoglierà 190 opere di Antonio Liguabue e 37 inediti di Pietro Ghizzardi per mettere a nudo i desideri e le passioni di due artisti contadini che vivono una vita dura, drammatica e povera.

Fondamentale, infatti, è la consapevolezza della loro condizione, che fa comprendere le origini della la loro follia. È questa la regola del Novecento italiano, la chiave di volta per arrivare allo svelamento della verità profonda: bisogna conoscere i volti oltre che le maschere. Così insegna il maestro Pirandello.Arte-e-Follia-Antonio-Ligabue-e-Pietro-Ghizzardi-al-Labirinto-di-Fontanellato.-Cura-di-Vittorio-Sgarbi-e-organizzazione-Centro-Studi-e-Archivio-Antonio-Ligabue-29052015-1024x1009

Da un lato, Antonio Ligabue che trasferisce sulla tela i suoi sogni. Leoni, tigri, falchi. I soggetti privilegiati sono animali imbizzarriti, colti nella follia, ma inseriti in quieti campi agresti. Lampante è lo scarto tra la vita reale, che si staglia sullo sfondo, e l’immaginazione. Fauci pronte al morso, artigli dipinti sul momento di catturare la preda. È un universo fantastico costruito dall’autore per sfuggire alla sua vita segnata da povertà e mancanze. Una condizione che, però, trasforma e maschera facendola diventare un paradiso lussureggiante sulla tela (Il re della foresta e Agguato nella foresta).

E contemporaneamente, Pietro Ghizzardi fa da specchio alle opere di Ligabue, ma a negativo. Anch’egli ci induce nel suo mondo enigmatico e oscuro, ma le sue opere sono più intime. Scarne. La cromia della tavola non è variegata e ricca di toni accesi. Anzi, tende a tratteggiare in nero i soli contorni delle figure ritratte, quasi a volerne marcare il carattere di irrealtà. I suoi personaggi, inseriti in uno sfondo astratto e intangibile, sono donne nude. Le loro pose osè raccontano la carica erotica vissuta dall’artista. Questi mezzi busti, che a tratti toccano il limite della pornografia, però, rivelano le vere protagoniste, che non sono loro. Al centro dell’interesse di Ghizzardi si alternano passione e desiderio, mai vissute e ardentemente attese. È una pittura spoglia di virtuosismi e carica di pathos che si tramuta in follia.

Il gusto pirandelliano e decadente dell’arte ribadisce qui la sua forza comunicativa attraverso immagini particolari, ma non meno suggestive. Una forza che altra i confini della realtà e sfocia in un eden afrodisiaco e inarrivabile, manifestazione del istinto umano.

Sofia Zanotti per 9ArtCorsoComo9

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