“Scandalo Velàzquez”: in memoria della sua morte

0 913

A Diego Velàzquez in memoria della sua morte, 6 agosto 1660.

Retrato_del_Papa_Inocencio_X._Roma,_by_Diego_Velázquez
Ritratto di Papa Innocenzo X

E te, leggiadra Venere,
Te canteremo ancora,
O Dea, più fresca e rosea
Della serena Aurora;
(Foscolo- Inno a Venere)

Adagiata in un letto su lenzuola di raso, la dea Venere, porgendo le spalle, si specchia. Il suo volto riflesso nella cornice offerta da Cupido,  la ritrae “tra le belle bella”: capelli color miele, pelle chiara e guance rosee. E il figlio Cupido, fanciullo alato, intento ad ammirarla e a mostrarla al mondo intero, nella sua più fresca beltade.

Atmosfera sacrale. Ancestrale: la mitologia romana attraversa i secoli e le correnti pittoriche, giungendo da Giorgione e Tiziano, poi Rubens fino a Velàzquez nel 1600.  È la Venere Rokeby (o Venere e Cupido  del 1648) uno dei pochi nudi della storia dell’arte spagnola.

Un’opera insolita nel repertorio dell’autore sivigliese. Come pittore di corte del re di Spagna, infatti, realizza ritratti della famiglia reale Ritratto di Filippo IV di Spagna – 1632, Las Meninas – 1656 ne sono esempio. Non solo, è molto richiesto anche presso altre figure ai vertici del potere. Celebre è il dipinto Papa Innocenzo X, commissionato dallo stesso nel 1650.

Ma l’opera di Velazquez non può essere ricordata solo attraverso i dipinti di impettiti nobili in posa, nonostante, senza dubbio e a ragione, sia la più conosciuta.

Ed appunto, è bene soffermarsi su quel periodo assai travagliato dell’Inquisizione spagnola, quando il potere della chiesa volle imporsi sulle altre dottrine religiose presenti in Spagna sin dal Medioevo, in particolare quella mussulmana.  Nulla era concesso. Il peccato, la condanna di eresia, la tortura: all’ordine del giorno. Ed è qui che cresce l’interesse per un quadro, che in una politica così spietata, avrebbe inevitabilmente subito la censura degli ordini ecclesiastici, se non fosse stato per la carica reale di cui era investito Velàzquez.

las_meninas_1656by_velazquez
Las Meninas

La piccante storia della Venere Rokeby, però, non finisce qui. Il 10 marzo 1914 una suffragetta entra alla National Gallery di Londra e con un coltello colpisce il vetro e poi il dipinto del pittore spagnolo. Dopo soli tre mesi l’opera fu restaurata e riesposta nel museo, ma i segni, quelli non visibili alla vista, rimasero.

Il corpo nudo di una donna, certamente sensuale e accattivante, anche in tempi non troppo distanti dai giorni nostri – si parla, infatti, solo del secolo scorso – provoca reazioni estreme. E se una donna, in difesa delle donne stesse, giunge al punto di colpire simbolicamente un corpo femminile nel ‘900 – quando la discussione circa la dignità del sesso ‘debole’ stava già prendendo piede, pure in ambito politico – immaginiamo quanto, in un contesto storico assai rigido e maschilista, come quello in cui viveva Velazquez, questo quadro potesse creare scalpore.

Attribuiamo pure la responsabilità delle repressioni, delle censure, delle condanne, ai travolgenti effetti scatenati dalla passione e dall’amore per non guardare dove in realtà quelle crudeli azioni hanno origine.

Non condanniamo la sete di potere, il desiderio di prevaricazione e la paura del diverso, perché a rivalutare la storia da quest’altra prospettiva potremmo rimanerne scottati. Accettiamo i fatti. Velàzquez oggi ci ricorda che passato, presente, futuro che sia, un corpo nudo susciterà sempre disordine e scandalo!

Sofia Zanotti per 9ArtCorsoComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.