Francesco Petrarca: l’uomo della crisi interiore

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Bastano poche frasi, magari le parole chiare e fresche, una solitudine cantata in deserti campi, il tempo che fugge e non s’arresta un’ora e, voi che ne ascoltate in rime sparse il suono, potete riconoscere la punta di calamaio a cui queste parole, fondamento di lingua e poesia, appartengono.

Parliamo di Francesco Petrarca, di cui oggi festeggiamo l’anniversario della nascita, 20 luglio 1304.letteraturaprovenzale_html_m5c152c13

La storia è nota, Francesco ama Laura, Laura non ama Francesco e, per di più, Francesco vorrebbe essere completamente votato all’amore di Dio, ma a quanto pare la storia non funziona.

È una storia d’amore che riguarda in realtà qualcosa di più esteso: si parla di un dissidio interiore dell’uomo, che vorrebbe conciliare il terreno e il divino, la carne e lo spirito, senza trovare però mai né soluzione né pace.

Non solo vengono messi a giudizio il desiderio carnale e la passione per una donna, ma anche la ricerca della gloria e il comportamento accidioso che non permettono a Francesco, e all’uomo in generale, di votarsi al completo ascetismo, l’unico stato in cui è possibile trovare la beatitudine.

Con Petrarca ritorniamo allo stato dell’uomo che con Dante si era perso, perché certamente Dante si confessa peccatore, ma tramite il viaggio Inferno, Purgatorio, Paradiso, sarà in grado di mondarsi dai peccati ed accedere alla visione della perfezione divina.

Per Petrarca la questione è diversa: quasi come l’uomo moderno, si rigira nel letto scosso dalle inquietudini dei suoi desideri e da una pace che non può trovare, uno slancio vitale che non riesce a soffocare.

Le sue opere più famose sono sicuramente il Canzoniere, o Rerum Vulgarium Fragmenta, e il Secretum. La prima, opera di pura poesia, scritta in volgare, la seconda, opera di stampo filosofico, impostata come un dialogo tra Francesco e la sua guida spirituale e letteraria, Sant’Agostino.

Primo filologo italiano, Petrarca passerà la sua vita in viaggio, da una biblioteca all’altra in cerca di codici manoscritti, e nella sua tenuta di Valchiusa, dove vivrà la pace dell’otium litteratum, ovvero giornate passate tra lettura dei classici e scrittura.

Amante del latino, quasi tutte le sue opere sono scritte nella lingua di Roma. Riprovava allo stesso Dante di aver scritto un’opera imponente come la Commedia in versi volgari. Di certo, però, seppur considerasse nugae, cose da poco, i suoi versi poetici in lingua volgare, passò la sua vita a limarli e a renderli formalmente idonei al tema  trattato: come da sua ammissione, sebbene il volgare non fosse all’altezza della lingua latina, aveva dalla sua la sconfinata possibilità degli autori di plasmare la materia, cosa impossibile o scarsamente imponente ormai per la lingua classica.

Non solo grazie alle sue nugae Petrarca ebbe successo, ma fu nei secoli a venire preso a modello per l’unificazione letteraria della lingua che, secondo la teoria del Bembo, avrebbe dovuto avere come modelli Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa.francesco-petrarca-tomo-primo-ano-1784-4155-MLA2775253398_062012-F

Fu così che, grazie alla crisi dell’uomo Francesco, il poeta Petrarca diede ai commensali del futuro simposio letterario pane, amore e italiano.

I Bluvertigo, storica band italiana con al microfono un Morgan agli esordi, cantano che la crisi è un eccesso di lucidità. Ma siamo ormai al di qua della psicanalisi.

Spesso si parla degli autori della letteratura come fossero statue immobili, lontani anni luce dal nostro mondo: se si guardasse con occhi bene aperti vedremmo invece che, le opere che ci hanno lasciato, sono spesso più vicine di quanto crediamo. Spesso più utili dei versi di una canzone contemporanea che ci ostiniamo a cantare pensando che dica verità mai enunciate.

Petrarca, come Dante, come una serie infinita di uomini che ci hanno lasciato tesori inestimabili sotto forma di carta e inchiostro, non è così lontano dall’uomo freudiano  e dall’uomo post freud.

L’umanità non è fatta di eroi e di santi, di perfezioni e immobilità: l’umanità è fatta di crisi e guerre che combattiamo, a volte ad occhi chiusi, spesso senza il coraggio di vincerle.

Il bello della letteratura è proprio questo: scoprire che l’anima dell’uomo è una.

  Compito del letterato e dello scrittore è sempre stato indagarne la natura e le ombre, che si parli di un uomo contemporaneo o del 300.

Bluvertigo, per oggi vi metto da parte. Oggi i versi che canto appartengono a  Petrarca.

Daniela Perrone per 9ArtCorsoComo9

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