Il Colosseo “rivive” con Medea

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In questi giorni il Colosseo è tornato ad adempiere la funzione per il quale fu costruito nel 72 d.C. dall’imperatore Vespasiano: ospitare spettacoli.

Nel 2015 di certo non si può assistere a lotte sanguinarie tra leoni e gladiatori, bensì a un raffinato allestimento della “Medea” di Seneca.

Risale al Giubileo del 2000 l’ultima volta in cui il Colosseo è stato utilizzato come teatro e in quell’occasione era stato presentato al pubblico il “Progetto Sofocle”, ovvero l’”Antigone” allestita dal Centro d’arte drammatica di Teheran, “Edipo Re” del Teatro Nazionale di Grecia, ed “Edipo a Colono” del Teatro Nazionale di Tel Aviv.download

Quest’anno il teatro classico è tornato a calcare il palcoscenico dell’Anfiteatro Flavio con la tragedia “Medea” (regia di Paolo Magelli con Valentina Banci nel ruolo di Medea), già presentato al Teatro Antico di Siracusa, ed ha registrato un prevedibile sold out.
Lo spettacolo si è avvalso del supporto della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, del Museo Nazionale Romano e dell’Area Archeologica di Roma, oltre che della collaborazione di Rai5 che ha filmato sia le prove che spettacolo che saranno trasmessi a fine mese.
Organizzato da Electa con la produzione artistica della Fondazione Inda (Istituto Nazionale del dramma antico, che aveva curato anche il “Progetto Sofocle”), questo ritorno al teatro tra le mura del Colosseo è stato organizzato con tutti i crismi del caso, eccellenze e importanti istituzioni hanno voluto dare il loro contributo, e il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini è stato in prima linea nel sostenere e promuovere l’iniziativa.
Per non parlare dell’allestimento scenico pensato dal regista per il palco sulla porzione ricostruita dell’arena: la scenografia è stata riadattata all’anfiteatro proiettandolo all’interno della scena attraverso un uso sapiente delle luci: prima l’ombra, poi il bagliore per raccontare la tristezza, la rabbia e la lucida follia di una Medea ambientata negli anni ‘20.
La scenografia si fonde con le rovine romane e tra sale marino, rami secchi e una tenda, Valentina Banci,  Filippo Dini, Daniele Griggio, Francesca Benedetti e gli altri attori si muovono come mossi come da una coreografia sottaciuta, portano in scena una sorta di danza violenta e dolorosa scandita dalla musica di Arturo Annecchino, raccontando la Medea di Seneca, il filosofo di Nerone, più crudele di quella di Euripide.

Ma questa lodevole iniziativa, capace di far rivivere uno de monumenti più famosi del mondo con un dramma celebre e sapientemente orchestrato, ha saputo comunque sollevare qualche polemica.
Infatti, il Ministro Franceschini è stato accusato di voler fare del Colosseo  un uso improprio ovvero di sfruttarlo senza valorizzarlo, di farlo uscire dal suo status di opera d’arte per trasformarlo in un teatro qualunque.
Ovviamente il Ministro ha respinto le accuse, anche perché l’obiettivo del progetto è rendere il Colosseo ancora più fruibile, perché oltre che per la sua bellezza, può essere goduto come scenografia magnifica per spettacoli teatrali, che diffusi attraverso i media, possono raggiungere ancora più pubblico, che equivale a potenziali risorse economiche.medea

Che quella legata agli spettacoli al Colosseo sia forse solo una grande operazione di marketing?

Il rapporto tra l’economia e l’arte non  è mai stato dei più semplici, anzi.
Il timore principale legato all’unione di questi mondi decisamente opposti è che il fattore economico abbia la meglio su quello artistico, producendo quantità e non qualità, svilendo a tutti gli effetti il patrimonio e la produzione artistica e culturale, come spesso accade nella musica e nel cinema.
Per il Colosseo però è stato pensato un progetto ad hoc legato a spettacoli teatrali, quindi rimanendo in ambito “sacro” artisticamente parlando: è stato più scandaloso sicuramente quando la Ferrari affittò il Ponte Vecchio per una cena per i clienti più affezionati, in una Firenze renziana dove non sono mancate le sfilate agli Uffizi, trasformando i beni culturali in beni di lusso, che hanno farcito le casse comunali a discapito dell’essenza stessa dell’arte, ovvero essere di tutti e per tutti.

Ma siamo davvero pronti all’unione di parole quali marketing e arte?

La mancanza di fondi per la cultura in Italia ha fatto sì che qualche temerario come Franceschini si lanciasse in esperimenti del genere, dimenticandosi però di preparare gli italiani ad eventi come quello che si è tenuto al Colosseo, ben diverso dal rendere un ristorante a cielo aperto un ponte storico, bellissimo e pubblico.
In noi è profondamente radicato il concetto di arte come di qualcosa per pochissimi, che debba essere lontana alle menti più rozze, conservata sotto una teca e venerata, che si mantenga solo grazie alle generose regalie di qualche mecenate, ecco perché la cultura associata a concetti quali grande pubblico e risorsa economica faccia storcere il naso.
Probabilmente quello che manda più in subbuglio l’élite intellettuale, è che l’arte diventi finalmente davvero per tutti, accessibile anche a chi non la capisce del tutto e non ne comprende appieno la grandezza.

Ma se non tutti ne sanno di correnti pittoriche, scultura o arte astratta, forse più che scandalizzarsi se uno spettacolo viene allestito nel Colosseo, non bisognerebbe scendere in piazza contro chi ha tolto la storia dell’arte dalla scuola?

Carlotta Tosoni per 9ArtCorsoComo9

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