Hawthorne, pedante moralista o fine scrittore?

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Nathaniel Hawthorne nacque il 4 luglio 1804 ed è considerato uno dei maggiori scrittori statunitensi dell’Ottocento.

Gran parte delle sue opere sono ambientate nelle colonie inglesi nel Nuovo Mondo e narrano soprattutto l’esperienza puritana di quei tempi. Sono tutti quindi portati a ritenere che Hawthorne fosse un cupo moralista e ossessionato dal senso di colpa.

Ciò che non tutti sanno è che in realtà il discorso morale nei suoi romanzi non prevhawthornearica mai sulla descrizione a tutto tondo dei personaggi e dei loro stati d’animo. Ciò che ad Hawthorne interessava era la psiche umana e le sue contraddizioni, e la ricerca dell’origine del male. Proponendo le superstizioni, le intolleranze e le atmosfere di finta purezza dei villaggi puritani del 600, voleva denunciare il fardello di colpe che gli uomini del suo tempo avevano semplicemente coperto con il velo della modernità, senza però realmente eliminarle dalla loro vita.

Pensiamo ad esempio al suo più celebre romanzo La lettera scarlatta del 1851: il peccato di una donna è reso manifesto a tutta la comunità mediante una grande, scarlatta A cucita sul suo petto. Ma in realtà anche tutti gli altri personaggi anche se non segnati da un visibile simbolo del peccato, non sono in verità esenti da colpe.

E ancora ne La casa dei sette abbaini una maledizione incombe sul proprietario e sulla sua famiglia, in realtà non senza motivo.

Hawthorne, insieme al coevo Edgar Allan Poe, inventore del giallo psicologico, fu dunque uno dei precursori dello studio della natura umana e delle sue complessità.

Tanti auguri, Nathaniel!

Beatrice Sarno per 9ArtCorsoComo9

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