Lagioia vince con la Ferocia

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Nicola Lagioia è il vincitore del premio Strega di quest’anno: primeggia con La Ferocia e 145 voti, edito da Einaudi. Al secondo posto La sposa di Mauro Covacich per Bompiani con 89 voti; al terzo Elena Ferrante (pseudonimo per un attrice senza volto e senza nome) con Storia della bamina perduta, con solo 59 voti, edizioni e/o.

Lagioia è un giovanotto classe 1973, barese, con già altri scritti alle spalle: Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj, minimum fax, 2001, Occidente per principianti, Einaudi, 2004, Riportando tutto a casa, Einaudi, 2009. Senza contare i racconti brevi.

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Lagioia e il suo libro

Il suo libro ha diviso la critica: pare sia uno di quelli che o si ama o si odia. O si odia pur avendolo amato.

C’è chi ha trovato la trama banale, chi ha trovato parli di tutto e di niente, chi lo ha trovato solamente mediocre: quello che sicuramente più infastidisce dell’autore è il suo modo di scrivere, barocco e ricco di metafore. Pare non sempre richieste. C’è anche chi l’ha amato, proprio per il suo modo di scrivere –che non ti aspetteresti vedendolo, magrolino e occhialuto com’è- e la sua rappresentazione della realtà così complessa e ricca. Sia la realtà in sé che la sua storia, che poi è ambientata nella Puglia di oggi.

Tranquilli, non vi rivelerò il finale, anche perché sono la prima a non averlo ancora letto. Certo è che l’accenno di trama che pubblicizza il libro già fa capire il tenore del racconto, se non fosse bastato il lapidario titolo: Clara Salvemini viene illuminata dai fari di un camion mentre cammina per strada, di notte, sola, nuda e coperta di sangue. Il giorno dopo verrà trovata morta: suicidio. O forse no? Insomma, un incipit degno di una puntata di Carlo Lucarelli.

Ed effettivamente il romanzo, alla base, è un thriller: c’è chi ha trovato il finale banale e scontato. Chissà. Sicuramente si tratta di ricostruire la vita, più che la morte, di Clara e di chi l’ha circondata. Tra intrighi famigliari, strani intrallazzi di potere in cui è coinvolta la sua famiglia borghese, i genitori poco interessati ai figli, il rapporto morboso con il fratello Michele che l’abbandona, ci sono tutti i presupposti per una storia di alto spessore. Psicologico, economico, antropologico, e pare addirittura ecologista.

Certo è che il ritratto della società che ci ha dato Lagioia è tutt’altro, perdonatemi il becero gioco di parole, che gioioso.

Alla premiazione, dopo aver ringraziato la moglie, Nicola ha affermato:

“La ferocia è quello che sta accadendo ora ad Atene, se fallisce la Grecia fallisce anche la Germania”

Una dichiarazione che lascia intendere quale sia, al di là della trama, il significato delle sue pagine: viviamo nella società della ferocia. Che sia quella pugliese, quella greca, quella europea o quella mondiale.

Certo, l’autore ci lascia anche uno spazio di speranza: infatti ha affermato che per quanto la ferocia sia l’epifania dell’istinto di prevaricazione, d’altra parte, l’uomo è uno dei pochi in grado di estirparlo.

carnevale-05Insomma, la civiltà dell’homo homini lupus, dell’istinto di sopravvivenza, della crisi e dello stato di natura può trovare un freno.

O no?

La celeberrima formula homo homini lupus risale al commediografo latino Tito Maccio Plauto, che visse tra il 255 circa e il 184 a.C. Lo scrisse nella sua commedia Asinaria, dove gli intrighi e le prostitute sono il tema principale (e gli asini invece sono solo marginali, anche se ci sono). Un ragazzo si innamora di una prostituta, sfruttata dalla sua stessa madre. Il padre del suddetto giovane intanto vuole rapinare la moglie, che tiene tutto il patrimonio, per concedere al figlio una serata con l’amata e ambita fanciulla. Attraverso gli intrallazzi tipici della commedia plautina, tra servi furbi –e ladri- e parassiti, alla fine il padre vuole passare per ricompensa una notte con la cortigiana amata dal figlio (ebbene sì, l’amata dell’inizio). Ma finisce per essere scoperto dalla moglie sul fattaccio.. e si prende qualche bastonata.

Questa trama complessa e scandalosa è tipica di Plauto: eppure, in tutta sincerità, non mi sembra così diversa da ciò che vediamo spesso, forse quasi giornalmente, in televisione. E non sto parlando di Beautiful, ma di certi scandali che investono principalmente la nostra classe politica o i vari personaggi famosi del mondo televisivo. Ma d’altra parte e anche ciò che viviamo ogni giorno nel nostro quotidiano: ognuno pensa per sé e a se stesso, nella fiera dell’egoismo.

La ferocia, si può davvero spegnere, a distanza di più di 2000 anni dalla commedia di Plauto? Non è ferocia quella dell’Europa sulla Grecia, dell’ISIS sull’Europa, dell’America sul Medio Oriente, del Medio Oriente su sé stesso? Quello che succede giornalmente a Gaza da anni tra palestinesi e israeliani, nell’indifferenza ormai totale di giornali e stati sovrani, non è ferocia?

Si può davvero spegnere, l’istinto alla sopravvivenza?

Solo uomini troppo ingenui possono credere che si possa trasformare la natura umana in natura puramente logica.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

 

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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