Realtà, giacca e mirino: la fotografia narrante di Art Kane

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La smania di fotografia imposta dai social network ci affligge indistintamente, quasi a dover continuamente urlare “io c’ero” invece che viver ciò che ci circonda. Art Kane (1925-1995), famoso globalmente per la più significativa immagine della storia del jazz, Harlem 1958, ha sempre professato l’arte della fotografia in maniera diametralmente opposta alla nostra concezione contemporanea. I suoi scatti e la sua carriera sono visitabili gratuitamente presso gli spazi della Galleria Civica di Modena in una retrospettiva aperta dal 25 giugno al 20 settembre. 

La nostra società è mordi e fuggi, eventi e manifestazioni si susseguono nelle nostre serate ed il tutto deve essere meticolosamente testimoniato con velocità e irruenza. Art Kane invece aveva un rapporto quasi Andy Warhol 1962celebrativo del mezzo che aveva tra le mani e che gli permetteva non di testimoniare ma narrare la realtà: moda, editoria, ritratti di celebrità, reportage di viaggi e nudo sempre affrontati con energia ed immaginazione, fotografie dai colori saturi ed erotismo accennato che sanno parlare al popolo e comunicare alla vastità delle masse la società del suo tempo con occhio surreale.

Anche se l’evoluzione tecnologica progrediva a velocità inimmaginabile, lui rimase fedele alla 35 mm che gli permetteva un grado di alienazione talmente alto da sentirsi totalmente rimosso dal mondo esterno; solamente lui, la sua giacca sulla testa ed il mirino della sua macchina.

La sua stessa tecnica definita “sandwich”,  in cui due diapositive vengono montate sullo stesso telaio a registro, si basa sulla capacità del cervello umano di creare collegamenti inaspettati tra le immagini. Un flusso di coscienza che dona la possibilità ad ognuno di noi  di creare una propria personale sceneggiatura che si pone alla base della sovrapposizione stessa delle fotografie scelte da Kane; in questo modo il fotografo riesce a creare un legame uno ad uno con lo spettatore e portarlo all’interno della suo mondo.

‘La realtà per me non è mai all’altezza delle aspettative visive che genera. Più che registrarla con le mie foto, mi preme condividere il modo in cui sento le cose’

Chiara Bonatti per 9ArtCorsoComo9 

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