Le “divine” illustrazioni: Dante compie 750 anni

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Parlando di Dante, ovviamente, pensiamo tutti alla Divina Commedia. Sarebbe molto difficile non farlo: è un capolavoro letterario senza precedenti e senza paragoni, tra i più prestigiosi.
Nelle scuole si segue un percorso di studio delle tre cantiche molto impostato, selezionando determinati canti dalla particolare valenza politica, culturale o letteraria. L’opera dantesca, si sa, è poesia con grande musicalità, con una comunicazione coinvolgente e memorabile. Ma non solo: può essere considerato un’esperienza sensoriale anche visiva. Quindi, in onore del suo 750esimo compleanno, proponiamo qualcosa di alternativo.
Nel percorso verso il Paradiso, il lettore viene preso per mano dal poeta e dal maestro Virgilio, e accompagnato canto per canto. Tutto il tragitto è delineato ed evocato attraverso descrizioni minuziose, per permettere una maggior impressione del viaggio nella propria mente. Tutto questo è provato dalle copie manoscritte del poema, le quali riportano a margine commenti e arricchimenti decorativi. Nel leggere l’opera e nel ricopiarla, ci si divertiva a fare piccoli schizzi laterali. Da qui, si è arrivati a raffigurazioni a sé stanti dei personaggi principali dei canti fino a ritrarre scene ben più ampie e corali.

Botticelli

Il Quattrocento fu il secolo dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, e copie della Divina Commedia uscirono con gran successo in tutta la penisola italiana. Ma fu per l’edizione del 1481 che la mano del Botticelli (1445-1510) si mise a servizio di Dante: siamo di fronte a una novità in campo dantesco, ovvero la prima edizione figurata, riportante immagini relative ai primi diciannove canti dell’Inferno. In aggiunta a questo pionierismo tipografico, va ricordata però la serie di pergamene botticelliane (commissionategli dalla famiglia de’ Medici), di cui oggi restano novantadue fogli, ritraenti l’intera scena di ogni canto.
Con un balzo in avanti di trecento anni, si arriva a John Flaxman (1755-1826), scultore e disegnatore inglese che si dedicò a traduzioni visive di alcuni poemi, tra i quali la nostra Divina Commedia in ben centoundici disegni in bianco e nero. Flaxman amava il puro contorno, il solo metodo di espressione genuina e di semplicità visiva. Per questo, vediamo nelle sue rappresentazioni le figure poste in uno spazio vuoto e senza profondità. Si va verso il Romanticismo e verso la sua forte passione per la pittura di soggetti letterari.
Il testimone fu passato quindi da Flaxman al suo contemporaneo pittore e poeta inglese William Blake (1757-1827). Questi, all’età di ormai 65 anni, veterano dell’illustrazione libraria, Blakeraffigurò la Divina Commedia, alla quale si dedicò fino alla morte. Blake fece un percorso ben più variegato e profondo verso Dante: studiò l’opera in italiano ed elaborò riflessioni – concordanti e non – sulle diverse teorie riscontrate nel testo. Questo portò Blake ad adattamenti figurativi sulla base delle proprie convinzioni. Non si permise di sostituire la sua visione a quella di Dante, ovviamente, ma diede il suo “tocco” personale: per esempio, Blake vedeva in Beatrice il potere opprimente della Chiesa, ecco perché le attribuì una corona d’oro e non d’olivo.
Insomma, l’eco di Dante è infinita. Ha riverberi in ogni campo artistico. E a distanza di settecentocinquant’anni ricordiamo il suo compleanno con grande orgoglio. Dante è eterno, così come lo sono le sue opere, arte che continuerà a ispirare e far parlare di lui.

Sabrina Pessina per 9ArtCorsoComo9

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