ARTbreakers: l’arte può diventare reality

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A Bologna, Martedì 26 maggio dalle 12 alle 18 nella sala conferenze del museo Mambo si terranno le selezioni per partecipare all’episodio pilota di ARTbreakers,.

Si tratta di un nuovo format, ideato da due registi e dalla compagnia teatrale Menoventi, che vuole unire l’idea del reality a quella dell’arte contemporanea. Infatti, il concept prevede di mettere in gioco (letteralmente) i partecipanti, facendoli attraversare la galleria, osservando le opere d’arte. Il confronto e lo scontro che ne nascerà dovrebbe dare una visione caleidoscopica e variegata del percorso e delle produzioni ammirate. La giuria è composta da numerosi critici d’arte: Fabiola Naldi, storica dell’arte e curatrice, Maura Pozzati, storica dell’arte, curatrice e consigliere di Amministrazione della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna con delega alla Cultura, Rita Felicetti, musicista e attrice, oltre alla consulenza di Andrea Pizzi, avvocato esperto in diritto d’arte.

Sono essenzialmente due le idee alle spalle del progetto: un nuovo modo di vedere il museo e un nuovo metodo per capire l’arte contemporanea. Attraverso la televisione e il format del reality.

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Alberto Sordi e Anna Longhi

Si sa, le produzioni artistiche contemporanee ci lasciano spesso perplessi: a quanti viene in mente Dove si va in vacanza? (1978), l’episodio Vacanze Intelligenti con Alberto Sordi e Anna Longhi? Remo e la moglie si aggirano per la Biennale di Venezia, lei un po’ perplessa, lui che cerca di farle capire l’arte moderna, un po’ troppo distante dal mondo di tutti i giorni. Una perla esilarante per il cinema, ma anche un’indubbia metafora dello stato dell’arte e dei suoi spettatori. Chi sembra non ci capisca nulla e chi, invece, stima 18 milioni di lire una signora seduta a riposare, scambiandola per una statua.

Perché, alla fine, la moda di sentirsi critici d’arte non passa mai.

E così ci sarà chi inveirà contro il binomio reality-museo: come ogni reality, o ogni talent, o ogni programma della televisione, sembra impossibile creare prodotti di intrattenimento per le grandi masse che abbiano anche un valore artistico. Si sa, poi, come vanno queste cose: nessuno li guarda, tutti li denigrano, e poi finisce come Sanremo, che ogni anno viene guardato da milioni di italiani. Ma se chiedi in giro, inspiegabilmente, nessuno lo ha visto. Ma questo vale per ogni programma televisivo, di ogni palinsesto, che cerca di portare un prodotto culturale e artistico nelle case di tutti. Ormai, anche la televisione è rientrata in quelle cose della vita che sono da odiare e eliminare; e invece nessuno pensa mai che, meno di cinquant’anni fa, ha insegnato la lingua italiana un po’ in tutto il paese. Ed era un luogo di ritrovo per le famiglie (perché non tutti se la potevano permettere) e non un metodo per renderci catatonici durante l’ora di cena. Ancora oggi, siate sinceri, quante volte vi trovate a casa di amici per vedere la partita?

Viviamo e siamo immersi in una società dove, ormai, la cultura di massa è la principale. E, puntualmente, viene sovrapposta con la mercificazione e la perdita di valore di quanto viene trasmesso. Anzi, i reality ormai sembrano essere, almeno in Italia, sempre meno seguiti.

Perché, invece, non potremmo dare una possibilità all’arte in un reality?

I musei, quelli di arte contemporanea su tutti, non sono un luogo solo di critici e guide turistiche. Ci va anche chi, magari, un libro di storia dell’arte non l’ha mai aperto. Perché non ne ha avuto la possibilità, o perché ha scoperto per caso questa passione. E, cuffie alle orecchie, si immerge tra i quadri e, semplicemente, li osserva. L’arte è fatta per un pubblico, e come ogni forma artistica, dipende necessariamente da qualcuno che la osservi: ma, proprio per la sua estrema duttilità, non ha mai richiesto di essere usufruita solo e esclusivamente da un pubblico colto. Ogni opera, anche la più banale e scontata, ha per ognuno di noi un significato diverso. E dipende proprio da chi siamo, da cosa abbiamo studiato e da quali sentimenti scatena in noi. Senza questa polivocità, non ci sarebbe opera, ma solo un mero oggetto. Una scatola di zuppa rimane tale se si trova in una dispensa, warholsoupcanpink&redma riportata su una tela assume indubbiamente un altro significato. O forse no, ma è proprio questa la magia: addentrarsi in un mondo infinito e inesplorabile di simboli.

Torniamo all’arte nella sua semplicità, non facciamo diventare per forza una gara a chi ne sa di più. Torniamo al più banale significato di esperienza estetica: aisthesis e aisthanomai, in greco, riguardano semplicemente l’esperienza tramite i sensi. E, prima di ogni illazione e spiegazione, l’arte è questo. Esperienza sensoriale, e oltremodo visiva.

Perché non può esserlo, nella sua pluralità di significati, grazie anche allo schermo nelle nostre case? Alla fine, capire un’opera d’arte passando attraverso migliaia di opinioni, può essere davvero uno svilimento? O forse, invece, è solo un arricchimento?

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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