Il caso della Donna Carota a Expo

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Nel padiglione Eataly a Expo 2015 è stata esposta quella che ormai è stata rinominata come la Donna Carota. Essa rappresenta infatti una figura di donna, fino al pube, che poi trasmuta in una carota. La sua totale nudità, così naturale e per niente stereotipata, ha provocato diverse reazioni, soprattutto tramite i social. È entrata anch’essa nel trend #expotrash, insieme alla poltrona di spaghetti o all’uccello con la coda lunghissima.

In particolare, Anita Sonego, consigliera comunale di Pisapia, storica femminista, si è scagliata duramente contro l’opera:

“E’ talmente trashissima, maschilista e pecoreccia che non varrebbe la pena parlarne. Ma assieme all’indignazione c’è lo sconforto per un immaginario maschile ancora a questo livello. Cari signori, non vi siete accorti che qualcosa è cambiato e sta cambiando? Identificare la donna con un ortaggio (oltretutto un simbolo fallico) è completamente fuori di ogni possibile sanità mentale“.

Ma chi è l’autore di questa pecoreccia e trashissima opera?

Luigi-Serafini-foto-Francesca-Pellegrino-533x800Si chiama Luigi Serafini: classe 1949, artista, pittore e designer di fama mondiale. Ispira Collezione di Sabbia di Italo Calvino, collabora con Fellini per la locandina de La voce della Luna e con Biagi per la sigla del documentario La lunga marcia di Mao. Conosciuto in tutti il mondo per il suo Codex Seraphinianus del 1981Tra i suoi estimatori, un certo Tim Burton, oltre a Vittorio Sgarbi, che ha lottato perché la sua opera venisse esposta a Expo. Ma l’incriminata donna aveva già visitato Milano: nel 2007 si svolte al PAC la mostra Luna-Pac Serafini, Una mostra ontologica, che conta quasi 11.000 visitatori in un mese. In realtà ha anche un nome più carino (e meno fumettistico), Lady C.

Anche qui era stata esposta, ma in un contesto diverso: era difatti adagiata sul terreno e circondata da numerosi conigli e piramidi. Sullo sfondo una lavagna, che sembrerebbe suggerire che una piramide con le orecchie dia luogo ai suddetti roditori. C’è chi ha suggerito fosse quindi una divinità per i conigli, o comunque una loro protettrice. Non un simbolo fallico, a meno che si voglia anche discutere sulla fama dei conigli nella riproduzione. Anche nel padiglione dov’è ora ha effettivamente, alla base, uno di questi animaletti. Rigorosamente bianchi, che un po’ ricordano il Bianco Coniglio di Carroll.

Fino a che è stata in un padiglione d’arte contemporanea milanese, assieme a altre numerose opere bizzarre, era un colpo di genio. Spostata nel malefico Expo, è diventata il segno di una cultura maschilista e fallocentrica. Questo ci dice, a mio avviso, due cose: che idea si ha dell’arte del nostro secolo e, dall’altra, come si vede oggi il fenomeno dell’Esposizione. Come non per forza tutto ciò che rientra in un museo è arte, allora nemmeno ogni singola di Expo può essere orribile. Ormai si è entrati in quello strano circolo per cui se non si è contro qualcosa non si è qualcuno. Per i prossimi sei mesi, sappiamo su cosa concentraci. Per evitare di parlare dei veri problemi dell’Italia, magari. Mpoltrona-spaghettia è solo una supposizione.

C’è chi sostiene, comunque, che la nudità esposta in modo così plateale potrebbe offendere i visitatori, soprattutto le famiglie con bambini. Posso capire l’imbarazzo o il naturale sentimento di pudicizia che si prova davanti ai figli nell’affrontare certi temi. Ma siamo così sicuri che i più piccoli, nella loro infantile e preziosa ingenuità, si creerebbero così tanti problemi davanti a questa opera? O che, ancora più strano, ricollegherebbero la carola ad un simbolo fallico? Forse, un po’ troppo spesso, tendiamo ad attribuire loro delle sovrastrutture da adulti.

C’è un bel aneddoto a riguardo: se sognate un serpente, Freud non avrebbe nessun dubbio a giudicarlo un simbolo fallico. Jung vi direbbe: e se, semplicemente, indicasse che avete paura dei rettili? Alle volte, la chiave è la semplicità.

Ci sarebbe invece da discutere se Lady C si trovi ora nel posto giusto: potremmo vederla come una rivisitazione di Madre Natura, che nasce dalla profondità della terra e si connette con il cielo. Potremmo vederla come un inno al maschilismo. Potremmo anche vederla come un inno alle carote e al mangiar sano, chissà. Dovrebbe offendere gli amanti degli ortaggi? Non ho visto vegetariani ribellarsi, per ora.

Ma essendo così carica di significati, forse, dovrebbe stare dove stanno tutte le signorine come lei: in un museo, con un cartellino, ad essere ammirata per quello che è e non quello che potrebbe essere. Voi cosa ne pensate?

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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