Picasso venduto a 180 milioni di dollari, battuto il record

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Donne di Algeri di Pablo Picasso è stato venduto all’asta per 179,4 milioni di dollari, stabilendo un record assoluto, battendo anche l’Urlo di Munch (120 milioni) e Tre studi di Lucian Freud di Francis Bacon (142,4 milioni). L’opera era stata stimata ad un massimo di 140 milioni ma, dopo le numerose esposizioni, l’interesse era cresciuto esponenzialmente.

Nella stessa vendita, è stato superato il record per la scultura, vinto da Alberto Giacometti, per 141 milioni. Una sola opera italiana: Concetto Spaziale/Attesa di Fontana, venduto per 14.500 dollari, il massimo stimato.

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Donne di Algeri, Delacroix

La tela di Picasso, realizzata nel 1955, raffigura due donne in un harem e fa parte di una serie di quindici dipinti, oltre a schizzi e litografie, ispirati alle Donne di Algeri di Delacroix del 1834. Inoltre, il nudo in primo piano richiama a quello in primo piano di Ingres nel suo Bagno turco del 1862.

Si tratta di un’artista poliedrico, che cambia numerosi stili attraverso la sua produzione, anche se sicuramente tutti noi lo conosciamo per il periodo cubista, in cui venne accompagnato dall’amico pittore Braque. L’opera più conosciuta invece è probabilmente Guernica del 1937, che rappresenta la città durante la guerra civile spagnola, subito dopo il bombardamento aereo di tedeschi e inglesi. Nell’ultima parte della sua vita, come nell’opera battuta all’asta, si occupa soprattutto di recuperare e reinterpretare i grandi della tradizione, tra cui anche  Velázquez, Goya, Manet o Courbet.

Spesso ci si è interrogati sul suo personaggio e, come ogni grande artista che si rispetti, ha fatto pensare se si trattasse di genialità o follia. Potrebbero essere state le sue emicranie con aura o la sua dislessia a produrre le sue visioni della realtà?

Oppure era così che lui la vedeva, senza bisogno di essere affetto da qualche strana malattia. I suoi disegni, che colgono la realtà da diversi punti di vista, il suo scomporre e ricomporre, potrebbero essere solo un modo di vedere il mondo. Anche noi solitamente quando analizziamo qualcosa, se ne siamo interessati, la analizziamo per coglierla sotto ogni punto di vista. Ma più banalmente, se guardiamo in modo veloce e disattento, siamo portati a completare mentalmente l’immagine nella nostra testa. Ad esempio: se osserviamo un tavolo in maniera frontale, la visione prospettica ci permette di vedere solo due gambe di esso. Sappiamo benissimo, però, che per stare in piedi ne deve avere quattro. Completiamo passivamente l’immagine, con i dati di realtà che non sono immediatamente percepiti. Se siamo chiusi in una stanza, teoricamente, sappiamo benissimo che oltre il muro c’è un’altra stanza o l’esterno, e non il vuoto cosmico. Inconsciamente, completiamo le informazioni del mondo esterno durante la percezione, perché ci aspettiamo che le cose stiano così.

fontana-duchampEd è questo che il pittore spagnolo faceva nei suoi quadri: esplorava le cose e le rappresentava più come siamo abituati a immaginarle passivamente, piuttosto che attivamente. Ha messo su tela quello che noi pensiamo tutti i giorni. Una fenomenologia per pittura, forse. Ma alle volte la magia e la bravura dell’arte sta proprio in questo, rendere meraviglioso ciò che ogni giorno ci può sembrare banale e scontato. Come Duchamp e la sua Fontana del 1917: orinatoio firmato “R. Mutt”, o genialità?

Eppure, se qualcuno ha deciso di sborsare milioni di dollari in un’asta per delle opere d’arte di questo strano genere: o i matti siamo noi a comprarle e a pagare per vederle, o i matti sono quelli che le hanno dipinte.

Nel dubbio, faccio un viaggio a Malaga per scoprire il mondo di Picasso.

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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