Ritratto d’Autore. Leonardo da Vinci

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Più realista dei suoi predecessori che riconoscono il dominio della realtà, per essere poi di nuovo libero e sublime come, nei secoli, pochi artisti hanno saputo essere.

leonardo_portrait Il nome di Leonardo da Vinci evoca nella percezione comune l’immagine del genio. L’invenzione della stampa, la scoperta del “nuovo mondo”, la “Rinascita” delle arti – tutte conquiste del suo tempo – non furono sufficienti per sanare il contrasto tra le sue aspirazioni e l’inadeguatezza degli strumenti a sua disposizione. Una dicotomia che mette oggi a nudo tutta la sua umanità, nonché la sua unicità.

Una simile tensione si ritrova anche nella sua pittura, non negli esiti estetici ma nel processo di genesi: un confronto continuo fra pratica e teoria, fra arte e scienza.  Alla base un rigore metodologico nell’approcciarsi alla natura, una natura elevata a scienza e tanto più amata quanto più svela la matematica necessità dei suoi comportamenti. Lei che è il fondamento stesso del mondo diventa il tema primario della ricerca artistica di Leonardo, il contenuto della sua visione di pittore.

La realtà, ancor prima che un dato da riprodurre, è un dato da investigare e il tramite di un insaziabile sperimentalismo che aduna senza riposo nuovi metodi espressivi, in uno sforzo quasi sovraumano. Ecco che a prima vista l’artista poliedrico sembra raccogliere il precetto dell’arte come imitazione, quale glielo consegnava una plurisecolare tradizione rimessa a frutto dalle ricerche del Quattrocento. Eppure restituire le “opere di natura” con maggiore “certezza e verità” non significa, per lui, affatto esaurirlo. Significa anzi perfezionare gli esperimenti quattrocenteschi sulla prospettiva e studiarne altri ancora per realizzare il sogno superbo d’un pieno dominio figurativo del reale.

Ci si aspetterebbe, date le premesse, il più radicale degli obiettivismi. Invece ne esce un pittore tutto lirico, tra i più impalpabili e capace  di visioni sospese al limite dell’irreale. Il suo scientismo, a furia di voler penetrare gli ultimi principi delle cose, propone insieme il veduto e l’indiscernibile, si spiritualizza quasi per eccesso e fa dell’occhio del pittore, veramente, una “finestra dell’anima”.

Leonardo3 - 1488 La dama con l'ermellino
Leonardo, La dama con l’ermellino, 1488

Inoltre quello di Leonardo non è un universo fermo, ma sempre sorpreso in movimento, o nell’atto di modificarsi, ed è un farsi sempre mutevole e un divenire irripetibile.

Guarda il lume –egli dice- e considera la sua bellezza. Batti l’occhio e riguardalo: ciò che tu vedi, prima non era, e ciò che di lui era più non è.

Ci si accorge allora che l’intera pittura di Leonardo è mossa dalla coscienza della mutevolezza della realtà fenomenica, analoga a quella, che nelle vesti di scienziato ebbe fortissima, della mutevolezza della realtà fisica.  E come lo scienziato intuisce che lo scorrere dei fiumi muta continuamente i paesaggi scavando solchi e rodendo le valli, così il pittore risulta sensibilissimo all’infinità varietà che l’intervento del tempo trasfonde nelle parvenze del reale.

E proprio in questa chiave di d’una visione sospesa e come librata tra due battiti di ciglia e già pronta a logorarsi capita […]di sentire il perché dell’inafferrabile fuggevolezza d’espressione  dei suoi volti, dello sfumato e non finito dei suoi paesaggi, […]come pure della sua predilezione per le luci crepuscolari e gli sfondi voltati all’azzurro, e i momenti in cui l’atmosfera si fa più indecisa e impalpabile e più evidente l’essenza sfuggente della bellezza del mondo.

 La retrospettiva Leonardo 1452-1519, a Palazzo Reale di Milano, è stata inaugurata il 15 aprile e durerà fino al 19 luglio. Un’occasione unica per approfondire gli aspetti più interessanti e persino inediti della carriera di da Vinci.

Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

 

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