Realtà e Finzione: le FOTOGRAFIE di Florence Henri 

0 699

A parlare degli artisti sono le opere stesse, la loro consegna gentile al patrimonio culturale di un Paese o di un acquisto fortuito tra le bancarelle di una sagra che porta in risalto un nome dimenticato. Stiamo parlando di Florence Henri, newyorkese di origini, europea di adozione, attraverso il suo sguardo ha sicuramente parlato meglio di qualunque altra forma di descrizione che si possa celare dietro.

FlorenceHenri_08_CompositionAbstraiteLe sue fotografie e il suo “modo di fare fotografia” ha connotato fortemente il panorama visivo del XX secolo. Individuata tra gli originali creatori della grande stagione artistica “entre deux guerres”, l’espressione francese con la quale il Corriere della Sera descrive l’artista.

Surrealista, strutturalista, astrattista, costruttivista e poi dadaista, amica di Piet Mondrian, César Domela, Robert e Sonia Delaunay, Hans Arp e Sophie Tauber Arp, Nelly e Theo van Doesburg: per l’artista il dinamismo è il compromesso su cui nascono le sue fotografie.

Nasce a New York, si sposta a Parigi, vive tra Monaco e Berlino, gira tutta la Francia e si ferma a Compiègne, dove poi muore nel 1982.

Si appassiona alla musica, studia pianoforte, concentra la sua attenzione sulla pittura e convoglia alternando quest’ultima alla fotografia.

 Nelle sue stampe si rintracciano continui rimandi al doppio e all’astratto, anche per questo l’artista si inserisce tra gli innovatori del visivo, sconvolgendo parametri e congetture, avvicinandosi ad un concetto di spazialità più finzionale che realistico.

Le caratteristiche che possono essere identificate nelle stampe sono molteplici ma non passano inosservate le “combinazioni” di cui sembrano essere protagoniste la maggior parte delle sue fotografie. Persino il corpo nudo subisce un fotomontaggio, sovrapponendo negativi su negativi.

Rivoluzionaria ma di più anticipatoria di quello che poi avverflorence henrirà nel visivo, Florence Henri mette in risalto una vera e propria esposizione dell’oggetto e del corpo, tra self portrait e specchi, confonde lo spettatore dentro una continua indagine visiva.

La ragione di questi continui sdoppiamenti oltre ad esaltare i corpi stessi, combinano il non reale al reale degli oggetti, rendendo la fotografia del tutto libera di interpretazioni ma anche oggettiva davanti al corpo stessa di cui è fatta.

 Promossa dalla Soprintendenza archeologica di Roma ad omaggiare l’artista è la mostra allestita a Roma, nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, dal 5 maggio al 31 agosto, a cura di Giovanni Battista Marini.

La mostra è dedicata ad un gruppo di fotografie che ritraggono la Roma antica del 1931-1932, proprio l’anno in cui Florence Henri fa uno dei suoi viaggi in Italia.

Si tratta di scatti molto particolari, seppure all’interno non vi siano evidenti segni di artificio ma ricerca del naturale, l’artista propone composti e ricomposti, montaggi e fotomontaggi, attraverso un buon utilizzo di sperimentazioni tecniche.

Se da una parte quindi vi è una Roma vera, l’ attenzione al Foro, alle sculture di figure femminili -quasi come a riproporre i corpi reali di cui già è protagonista- e alle architetture “classiche” tagliate sulle rovine, dall’altra c’è una Roma sofisticata dalla visione del tutto personale dell’artista che crea ambienti e dimensioni spaziali diversi dal vero.

A rivelare gli artisti non siamo noi, tantomeno alcuni critici, che costruiscono alla fine di tutto, una culla sulla quale fare appoggiare l’arte, rendendo questa ricca di scultorei aggettivi per poi farla finire dentro una scatola di categoria che da questa poche volte riuscirà ad uscirne.

Se allora abbiamo chiaro il significato di finzione e reale, in un economia di sensazioni possiamo perfino perderci dentro e non trovarci più, in un’immagine ben artefatta.

Quando e dove:

-Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano, viale E. De Nicola 78, fino al 31 agosto.

Orari: da martedì a domenica 9- 19.45 (ultimo ingresso 18.45).

Info: www.archeoroma.beniculturali.it. tel. 06.39967700.

Catalogo Electaphoto. Biglietto intero 10 euro, valido tre giorni anche per Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi

Sara Gurnari per 9ArtCorsoComo9

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.