Il Capitale occupa la Biennale di Venezia

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Da domani fino al 22 novembre si terrà ai Giardini della Biennale e dell’Arsenale di Venezia la 56esima Esposizione Internazionale dell’arte. La mostra è diretta da Okwui Enzewor, grande conoscitore di arte contemporanea africana e dell’architettura del post colonialismo, ed è intitolata All the World’s Futures. Vi saranno opere di ogni genere (canto, cinema, teatro, pittura e non solo) di artisti provenienti da tutto il mondo, come Africa, Asia, Medio Oriente, affiancati a grandi maestri contemporanei e del secolo scorso.

Il tema di quest’anno è il futuro di tutto il mondo: l’idea del direttore artistico è che, proprio in momenti di crisi e incertezza come questi, gli artisti siano maggiormente ispirati a produrre, e nel particolare lavori riguardanti i mondi possibili che ci aspettano.

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Angelus Novus di Paul Klee, 1920

Nei maggiori momenti di difficoltà, l’arte è più propensa a indagare e scandagliare l’uomo e le sue risorse, con uno sguardo verso l’avvenire.

Non a caso, l’immagine alla base di questa idea è l’Angelus Novus di Paul Klee, nella visione del filosofo Walter Benjamin, secondo cui ai piedi della figura angelica si accumulano, aumentando costantemente, le macerie della società moderna. Insomma, la lacerazione e la divisione che troviamo nelle regioni di tutto il mondo è alla base della produzione artistica, non solo oggi, ma da sempre.

L’aspetto particolare della mostra, suggestivo e provocatorio, è dato dalla lettura del Capitale (1867) di Karl Marx, che avverrà ininterrottamente fino alla fine della stessa. Perché proprio quest’opera, simbolo per eccellenza del marxismo? Sostiene Enzewour: “perché il capitale è il grande dramma della nostra epoca e incombe più di qualunque altro elemento su ogni sfera dell’esistenza”, dal mercato, alla politica, alla natura come ulteriore spazio di mercificazione. Non si tratta di una esaltazione pura e incondizionata, poiché la lettura dell’opera si accompagnerà anche, in varie forme artistiche, a una lettura e critica della stessa.

Ma il Capitale è effettivamente attuale?

Nessuno dubita che gli strumenti di analisi economica forniti da Marx a ridosso del Novecento non siano più effettivamente attuali. Eppure, in quelle pagine un po’ datate, sembra esserci qualcosa di così estremamente attuale.

Partendo dal così detto materialismo storico, per cui la storia udas kapitalmana dipenderebbe essenzialmente dalla modificazione dei mezzi di produzione e da fattori economici, l’autore ritiene che ogni fase socio-economica sia destinata a essere superata da un’altra. Secondo questa visione quindi, anche il capitalismo vedrà il suo inesorabile declino. Il problema di quest’ultimo è che, nel continuo tentativo di produrre un eccesso sempre maggiore di ricchezza rispetto al reale fabbisogno, arriverà al momento in cui il processo costerà più del prodotto, che sarà ormai talmente in eccesso da non essere più comprato. Per questo, il capitalismo è destinato ad affrontare crisi cicliche, dettate dal suo intrinseco metodo di utilizzo della forza-lavoro.

Fermandoci un attimo a pensare, quante volte abbiamo sentito parlare di crisi, in questi anni? E poi di ripresa? In un movimento altalenante per cui, alla fine, ci sembra che tempi migliori non siano arrivati mai? C’è qualcosa di vero, forse, nell’opera del 1897.

E l’arte, in tutto questo?

La dipendenza totale della sovrastruttura (arte, religione, ideologia, ogni aspetto dell’umano) dalla struttura (economia e utilizzo dei mezzi di produzione) è in realtà stata smentita ripetutamente dall’amico e collega di Marx, Engels, dopo la morte del primo. Benché la struttura sia un elemento preponderante, non significa che essa non condizioni tutti gli altri aspetti della vita. Ci sono produzioni artistiche che possono cogliere la peculiarità del periodo e della società in cui vivono, essendone espressione ma anche riflessione. Il rapporto tra queste due categorie è stato però largamente dibattuto e tutt’ora la querelle non ha trovato una soluzione.

Ma potremmo veramente negare che il capitale, oggi, non influisca in nessun modo (positivo e negativo) sull’arte?

Marta Merigo per9ArtCorsoComo9

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