“Il ragazzo invisibile” al Future Film Festival: il futuro del cinema italiano

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Oggi fino al 10 maggio si tiene a Bologna il Future Film Festival, una delle principali rassegne italiane sul cinema, che riguarda l’animazione tradizionale e digitale e l’utilizzo degli effetti speciali. Quest’anno conserva lo slogan “Eat the Future”, un esplicito riferimento all’Esposizione Universale. Tra gli incontri programmati, vi è quello con i curatori degli effetti speciali del film di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile (2014). La pellicola ha vinto il premio EFA Young Audience Award 2015, assegnato da una giuria di ragazzi dai 12 ai 14 anni di ben 25 paesi europei diversi.

Il-ragazzo-invisibile-nuovo-trailer-e-poster-del-film-di-Gabriele-Salvatores-1Una vittoria italiana che suscita orgoglio, sia per il nuovo genere proposto in Italia, il cinecomic, sia perché dedicato in primo luogo ai più giovani. Sicuramente due novità per il nostro paese, abituato a generi cinematografici completamente diversi. Lo stesso Salvatores sostiene che la sua vittoria simboleggia come “il cinema italiano ha ancora molto da dire”.  Effettivamente, sembra aver ritrovato una sua posizione sulla scena degli ultimi tempi, anche grazie al successo de La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

L’importanza di questa forma d’arte è stata sottolineata nel secolo scorso da Gilles Deleuze (1925-1995), per cui il cinema riveste per l’uomo lo stesso ruolo conoscitivo della filosofia, superando anche l’arte pittorica. Il problema della pittura sta nella sua fissità: non ha movimento, non può rappresentarlo, cerca di fissare sulla tela qualcosa che è già accaduto. La peculiarità del cinema sta invece nel suo essere fluido, ritmo, continuità e svolgimento, immagini che scorrono. La pellicola va oltre la semplice rappresentazione imitativa, non è solo una copia del mondo, ma per certi aspetti è il mondo. Difatti, nella visione di Deleuze, la realtà che ci troviamo a vivere non è fissa e stabile, in essa gli eventi si susseguono caoticamente, alcune cose cadono sullo sfondo, altre rideleuze3escono ad emergere e mostrarsi nella loro sfrontatezza, ma nessuna può essere prevista per come accadrà.

In Differenza e ripetizione, opera del 1968 di difficile lettura ma fondamentale, l’autore sottolinea continuamente l’importanza di andare oltre all’Immagine del pensiero per cui le cose si ripetono sempre uguali a sé stesse. La differenza non è subordinata all’identità, proprio perché non vi è effettiva identità. Anche nella ripetizione, qualcosa cambia. Come una festa: ricorda un fatto accaduto, ma è qualcosa di totalmente nuovo. C’è creazione del nuovo dal vecchio.

La capacità delle immagini del cinema è proprio questa: andare oltre al linguaggio, andare oltre al significato, creando qualcosa di nuovo. Esse si manifestano per come sono, avvengono semplicemente, senza essere attese e spiegate, in un susseguirsi imprevedibile. Esattamente come la vita.

 Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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