Al Teatro Manzoni torna in scena: “Nerone”

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“Nerone – Duemila anni di calunnie”. Questo il titolo completo dello spettacolo di Edoardo Sylos Labini che torna in scena in occasione dell’Expo al Teatro Manzoni di Milano. Intervistato da TGCom24 parla di una scelta contro tendenza che vuole agevolare il made in Italy. “Dal momento che per l’Expo si è deciso di puntare su una produzione straniera come il Cirque du Soleil, noi abbiamo pensato che fosse giusto puntare su qualcosa di legato alla nostra storia”. E l’aria di internazionalità si respira subito non appena entrati in sala e iniziato lo spettacolo. I “soprattitoli” in inglese che seguono le scene regalano da subito quell’aria multiculturale che ci vuole. Sul palco poi si vive in tutto per tutto della figura davvero complessa dell’Imperatore più “chiacchierato” di Roma.

La sceneggiatura è curata in ogni minimo dettaglio, ogni cosa è soffice, d’impatto e si accosta armoniosamente con i tanti attori in scena e le luci che giocano un ruolo davvero importante. Ci sono poi influenze post moderne come una Poppea, Dajana Roncione, in tacchi a spillo. I Senatori poi come Seneca e Rufo, rispettivamente Sebastiano Tringali e Giancarlo Condè, vestiti di tutto punto in FullSizeRendergiacca e cravatta come veri e propri banchieri. Come figuranti poi svettano un mimo dj, che anima le serate lussuriose tipicamente neroniane. E poi tanto dialogo e tanti scontri. La figura dell’imperatore viene descritta come confusa e totalmente vittima dell’arte, oltre che di se stesso. Si sottolinea poi come preda degli eventi le morti che gli si addicono, non sono poi realmente tutte imputabili allo stesso. Ne esce fuori quindi una figura tanto eclettica quanto debole e succube della madre, vero pilastro del suo mandato d’imperatore. A riprova di tutto ciò un momento in cui lo stesso Seneca sottolinea che sulle monete c’è Agrippina, Fiorella Rubino, la madre appunto. E lui, Edoardo Sylos Labini, Nerone quindi tirato per la giacca da tutte le parti a volte si perde in recite di versi greci o canzoni create per questo o quell’altro evento mondano.

Il pubblico misto del Teatro alla fine è in estasi, gli  applausi sono ripetuti e nel finale durano diversi minuti. La rappresentazione di una Roma molto più attuale con chiari riferimenti alla politica odierna, non manca lo slogan tutto renziano dello “Stai Sereno”, ha colto nel segno. Attraverso la storia raccontare anche i giorni d’oggi, come siamo arrivati dunque a quello che siamo, il filo logico è chiaro e lampante. Per chi non avesse in programma una gita all’Expo, in serata è consigliato fermarsi al Teatro Manzoni dove, fino al 16 Maggio, va in scena quello che eravamo e quello che in fondo siamo ancora.

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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