“L’anima delle macchine” di Paolo Gallina

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L’insegnante di robotica Paolo Gallina pubblica, per Edizioni Dedalo, un curioso saggio riguardante la quotidianità di tutti noi: il rapporto dell’uomo con le macchine, la tecnologia e le modificazioni che intervengono sui meccanismi intellettivi.

“L’anima delle macchine. Tecnodestino, dipendenza tecnologica e uomo virtuale” mira a descrivere una situazione oggettivamente riscontrabile nella nostra società e a sciogliere alcuni nodi problematici: l’uomo moderno sfrutta la tecnologia quotidianamente, a prescindere dall’età e dalle finalità. I macchinari popolano le mura domestiche, le strutture pubbliche, lavorative e hanno trionfalmente soppiantato i corrispettivi “strumenti manuali”. Chi non possiede un computer, una lavatrice o un generico Copertina (11)robot da cucina? Ora, se indiscussa è la dipendenza dell’uomo da queste comodità moderne, altrettanto lo è l’ammissione della loro inessenzialità, soprattutto nelle piccole attività di ogni giorno, quali preparare una spremuta o lavare I piatti.

Convenendo con l’autore, ritengo impensabile un’inversione di tendenza: l’uomo è attratto da tutto ciò che è superfluo, che facilita la vita e mai si imporrà il rifiuto totale del progresso tecnologico per amor del sano sforzo umano. Non imputo alla tecnologia il male assoluto o alla virtualità il declino della socializzazione e solo le facili fratture oppongono gli accaniti sostenitori agli indignati demonizzatori. Così accedeva, nel diciannovesimo secolo, quando il pericolo vestiva le spoglie dei seducenti romanzi, responsabili della deviazione morale delle buone donne di famiglia, così nel ‘900 prima l’alcool e poi la droga rappresentarono la scandalosa piaga sociale. Primario oggetto di riflessione critica dove rimane l’uomo e la misteriosa inclinazione ad assoggettarsi inerme davanti a ciò che produce. Se, come vuole dimostrare Gallina, possiamo porre un limite all’uso delle tecnologie, perché ci dimostriamo dipendenti da questa e non tenaci dominatori? Penso che l’uomo non sia pronto, non sia educato a comprendere e gestire la propria libertà. Questa viene pretesa come sacro diritto e poi barattata come vile merce, all’infuori di una vera presa d’atto. Si diventa cosi schiavi, lentamente, di tutto ciò che ci appaga, semplifica ed accelera l’esistenza.

Nonostante la cruda constatazione del lassismo umano, sono convinta che la tecnologia e la virtualità non potranno mai ricreare il piacere tutto sensoriale regalatoci da alcuni oggetti materiali: la copertina ruvida di un libro, l’odore secco intriso nelle pagine sbiadite e il fruscio appagante che ti accompagna durante il procedere della lettura. Gli androidi non arriveranno a comprendere intimamente le esigenze umane, ad offrire conforto e amore e, nel caso più catastrofico in cui questo processo sia già in atto, speriamo allora che evitino di emulare le nostre paure e ansie, altrimenti il finale di Odissea nello spazio si rivelerebbe un malaugurato presagio.

Arianna Nicora per 9ArtCorsoComo9

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