Ritratto d’Autore. Lorenzo Lotto

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Con una potenza assimilatrice portentosa , Lotto ha preso da tutti, anche da Dürer, e da nessuno, cioè ha di continuo espresso il suo tono  personale in ciò che imitava. 

 Dotato di una impressionabilità visiva eccezionale, quasi morbosa, Lorenzo Lotto accetta spunti linguistici provenienti dal complesso clima figurativo veneto nel momento di passaggio fra Quattro e Cinquecento. Un artista in grado di cogliere le poetiche del suo tempo e di non ridursi a mero epigono. Mentre Bellini cerca di ammorbidire, mediante la luminosità, le figure che si realizzano con un senso di monumentale, Lotto modella le sue figure su una realtà più concreta, meno idealizzata, dove lotto-lorenzo-c-face-halfla volumetria è scandita in modo più nervoso e vibrante. Mentre Giorgione imprime ai suoi ritratti un alone onirico dai colori caldi e avviluppanti, Lotto aggredisce i suoi personaggi, li scruta nell’intimo, li confessa ai nostri occhi grazie alla perentorietà di un linguaggio preciso e scattante.

Il Veneto non sembra capirlo pienamente, e allora via alla volta delle Marche e poi di Roma per dipingere, insieme a Sodoma e Bramantino, le stanze vaticane. La loro opera dura ben poco, distrutta dalle gesta di Raffaello.

Nel suo continuo peregrinare Lotto giunge a Bergamo – fondando una grande stirpe pittorica in provincia che sancisce il connubio tra Venezia e Lombardia – per rimanerci diversi anni. Il suo gusto ha uno scatto violento. Abbandona quel classicismo poc’anzi accettato senza convinzione. L’aria pungente della Lombardia, così pregna di umori medioevali, è tanto più affine al temperamento del solitario e lunatico artista. Opera capitale di questo periodo è la decorazione ad affresco dell’Oratorio Suardi a Trescore (1524): l’impresa più originale è la narrazione della vita e dei tremendi tormenti a cui è sottoposta santa Barbara. Le situazioni compositive, realizzate con un senso del movimento sorpreso e fissato dall’occhio portentoso dell’artista, si susseguono senza tregua. Prende in lui il sopravvento quell’umore, popolaresco e nordico a un tempo, di cui aveva già dato esempi. Così il suo repertorio figurativo si arricchisce di figure umili, studiate sul vero: i contadini che mietono e raccolgono le messi e le campagnole con i loro cesti di verdure fresche sulla piazza del paese sono personaggi inediti nella pittura italiana del tempo. Lotto si accorge di loro e ne dà un’interpretazione immediata e vivace, lasciandosi trasportare da un impulso genuinamente popolare di gusto essenzialmente lombardo.

Nonostante le commissioni non manchino, la nostalgia per la città natia non può essere soffocata. Lotto torna a Venezia. La sua pittura muta ancora nell’espressione linguistica, pur conservando intatti quei sentimenti e quei contenuti. E’ però un ritorno infelice: conduce una vita ritirata, modesta, da artigiano, spesso impigliato in ristrettezze, ospite nel convento dei domenicani dei Santi Giovanni e Paolo. La sua personalità è offuscata dal tono aulico e compassato, in senso rinascimentale, di Tiziano. Ciò non gli impedisce di realizzare capolavori,specie nella ritrattistica, grazie a una sempre più morbida modellazione cromatica, che permette l’evocazione del personaggio nel sLorenzo-Lotto-e-i-tesori-artistici-di-Loreto_ENGuo ambiente. I suoi modelli non sono uomini che fanno la storia, ma che hanno la loro storia. Lotto sa scorgerne i segreti cogliendo in loro un’inquietudine, una pena d’amore, un sorriso malizioso, un momento di spensieratezza. E subito li sentiamo vicini, partecipi dei loro sentimenti.

Ma le difficoltà aumentano, il confronto con l’astro di Tiziano è impossibile. Lotto si ritira alla fine dei suoi anni a Loreto, nelle Marche, dipingendo gli ultimi quadri.

Un artista incompreso dai posteri e rivalutato solo a partire dal Novecento.

La sua modernità consiste nell’averci rivelato l’inquieta intimità dell’uomo del Cinquecento: in questo senso il Lotto fu il confessore più sincero del suo tempo.

 Fino al 3 maggio, al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo (Roma), Lotto sarà protagonista di Lorenzo Lotto e i Tesori artistici di Loreto. I suoi quadri inoltre costituiscono un nucleo importante delle opere conservate all’Accademia Carrara di Bergamo, riaperta, dopo sette anni di restauri, il 23 aprile.

 Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

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