Escher a Bologna: quando l’incisione incontra l’infinito

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Dal titolo si potrebbe presupporre pensare che ci sia qualcosa di esagerato nella scelta delle parole, ma invece non è così. Lo strabiliante sguardo dell’olandese Maurits Cornelis Escher è qualcosa di unico, puntuale e strabiliante. Unico per come la rappresentazione è sfaccettata nella sua interezza e, non come punto meno rivelante, anche per il mezzo di comunicazione utilizzato. Puntuale per come l’incisore riesce a rispondere alla richiesta di perfezione che l’occhio, ipnotizzato da giochi d’ombre, da geometrie e simmetrie che vanno ben oltre le normali leggi imparate a scuola. Strabiliante infine, per come mettendo tutto in discussione, togliendo ordine e creando disordine, arriva sempre a chiudere un cerchio di una sua perfezione, del tutto imperfetta.

E allora perché questo nome non è elevato nell’olimpo dei grandi, perché nell’immaginario collettivo sono ben più famose le sue opere che il suo appellativo? La spiegazione forse sta nella semplicità di definirlo non come “semplice artista”, ma come genio da un intelletto superiore. Un intellettuale, per abbreviare, capace di tutto e che ancora oggi affascina e in molti casi illumina la strada dell’innovazione (nonostante si sia spento nel 1972). Il suo sguardo clinico volto a scovare ogni bellezza naturvasp1ale, ogni geometria di flora esistente sul pianeta Terra. Un’umiltà esagerata che gli impone di partire proprio dalla semplicità della natura per arrivare alla creazione di un mondo tutto suo. Un personaggio poliedrico quanto completo, non disdegnava unire progetti meno impegnativi come biglietti da visita o copertine di libri a progetti ben più impegnativi e d’impatto scenico assoluto. Uno di questi è Metamorfosi II. Impossibile da spiegare, semplicissimo una volta visto invece, da assimilare. La scorrevolezza con cui la sua mano crea sulla tela, lunga oltre tre metri, ti fa assaporare tutto d’un fiato un intero viaggio attraverso forme, colori, ossimori e contrasti meno evidenti per poi, dal centro fino al lato opposto, ripercorrere tutto nuovamente. Un altro cerchio che si chiude, ma in formato planisfero come il Mondo, ma bisogna ricordarsi sempre che quello è il suo di Mondo. Pioniere e avanguardista per istinto, fu il primo a giocare con la percezione delle ombre e a creare un’opera di facciata con lo scopo di far guardare oltre (foto a fianco). L’amore poi per l’Italia che lo ha accolto, cullato e ispirato all’ennesima potenza va portato come un vanto per ogni italiano che si rispetti.

La mostra sarà in essere fino al 19 Luglio 2015 a Bologna, presso Palazzo Albergati. Nessuna recensione o articolo a riguardo potrà riuscire a trasmettervi veramente di cosa si sta parlando. Bisogna calarsi in questo suo unico Mondo personale, lo stupore che ne deriverà sarà inebriante quanto totale. Imperdibile sia che passiate per il capoluogo bolognese, sia se abitiate tanti chilometri di distanza.

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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