Moschino: troppo cheap e poco chic

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La simpatia per Moschino mi è sfumata al secondo défilé by Jeremy Scott. Bello il primo. Cielo, l’idea di sfruttare con la meglio autoironia la simbologia di McDonald’s suonava geniale che neanche se Franco Moschino stesso fosse resuscitae102to in terra. Come il fondatore della maison giocava a burlarsi della serietà di Chanel tramutando tasche in uova al tegamino, Jeremy canzona la moda di lusso nella sua totalità, portando il cheap fast food sugli abiti di chi beve lo Champagne anche a colazione.

Usando una buona dose di sense of humor il messaggio è più forte. Le ragazze che vesto sono amiche mie, mi chiedono consigli, ma mi hanno anche ispirato. Questa una delle dichiarazioni di Jeremy alla Condé Nast International Luxury Conference tenutasi a Firenze. Inconfutabile, perché nei successivi tripudi di tutto e niente quali sono state le sue sfilate, tra Looney Tunes e Barbie cotonate che neanche il peggio revival degli anni ’90, l’impronta alla Miley Cirus è più che palese. Reminiscenze dell’infanzia miste a pochezza di contenuti e tanto, troppo, rumore.

Certo l’occhiolino a Franco s’intravede. L’uso parsimonioso dei colori prima e i cartoon poi, modelle che smettono lo stiletto per un paio di pattini. L’invito-mutanda per la sfilata, che gli occhiolini qui si sprecano. Persino la pubblicità provocatrice, che cita il Dior dei tempi di Christian per l’autunno inverno 14/15.

Ma la novità, dov’è? Felpine che da American Apparel trovi a 80€, qui vengono prese e stampate in serie, spacciando per genialate ciò che un tempo trovavi come gadget nel Cioè. Ogni collezione pare ora la parodia di un tema, meglio se di un cartone animato. L’impegno, almeno presunto, a cui J. ha attinto per la prima collezione pare essere imploso in se stesso, dando il via a una serie di collezioni sì simpaticamente rappresentate, ma del tutto prive di contenuto originale.

E la domanda sorge spontanea, quale è il messaggio forte di cui sopra? Vestire alla bell’e meglio ventenni fuori controllo come Miley e cinquantenni che si credono ventenni fuori controllo come Madonna, o riportare in auge il concetto di moda ironica e auto-ironica, un po’ dada, tanto caro a Franco Moschino?

Jeremy-Scott-2014È vero che la moda sta cambiando, che sia evoluzione o involuzione ai posteri toccherà la sentenza. È altresì vero che la capacità di inventare e reinventarsi soccombe ai ritmi incalzanti di mercato e stagionalità. Guarda Saint Laurent, non solo spogliato dell’originaria eleganza, ma anche di Yves, il proprio fondatore, per far largo al successore Hedi Slimane.  Attinge stati d’animo dal passato, capi da guardaroba random e mette in scena uno stile, un’idea, un modo d’essere e quindi di vestire. Un po’ come Alessandro Michele da Gucci, che ripesca dagli armadi impolverati abiti segnati dalle pieghe del tempo, per comunicare l’idea del vecchio che si presta a rivestire ciò che la cronologia grida come nuovo. Più stylist che stilisti. E in tutto ciò, la moda del futuro dove sta? Solo negli abbinamenti?

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si copia e ripropone. 

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Sabrina Nunziata per 9ArtCorsoComo9

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