Wonder Woman: l’arte contemporanea e il femminismo

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Dulce Pinzón è una artista e attivista messicana che  dopo gli attacchi del 11 settembre del 2001 ha deciso di raccontare attraverso la fotografia la vita dei migranti ispani negli Stati Uniti. Si tratta di storie di conflitto continuo per trovare lavoro, combattere la solitudine e trovare le forze per sopravvivere in un contesto estraneo ed spesso ostile. Concettualmente il suo interesse è stato riflettere sul concetto di eroismo negli USA, e per fare questo, l’immagine simbolica dei supereroi tipicamente nordamericani era perfetta.

Il risultato è la serie di fotografie The Real Story of Superheroes dove i protagonisti si travestono di Superman o Wonder Woman mentre effettuano i loro lavori quotidiani. Secondo Pinzón “l’obbiettivo è fare un omaggio a uomini e donne bravi e coraggiosi che in qualche modo riescono, senza nessun aiuto di un potere soprannaturale,  a sopportare condizioni estreme di Wonder 3lavoro per aiutare le proprie comunità a sopravvivere e prosperare”.

La polemica sulla simbologia dei supereroi in chiave artistica, e particolarmente femminista,  diventa molto attuale a un anno dell’uscita di due film su  Wonder Woman, personaggio assai snobbato dall’industria cinematografica americana che ha dedicato numerosi film a altri supereroi maschi, ma non alla donna meraviglia.  I film prodotti dalla Warner Bros sarnno Batman v Superman: Dawn of Justice, dove comparirà Wonder Woman e uno solo per lei dell’omonimo titolo. A questo riguardo la critica d’arte e scrittrice specializzata in arte contemporanea Eleanor Heartney ha scritto un saggio intitolato “POW! SOK! She’s Back.” sul numero d’aprile della pubblicazione ARTnews. Nel testo analizza com’è stata concepita ed sviluppata l’immagine di Wonder Woman da diverse artiste nella seconda metà del secolo scorso.

In primis, secondo Heartney, abbiamo un’artista che ha lavorato con l’icona della supereroina, si tratta di Dara Birnbaum che fra il 1978 e il 1979 ha prodotto un’opera di video arte di sette minuti, molto critica chiamata Technology/Transformation: Wonder Woman. Il video è un  collage di scene della serie televisiva nel momento in cui avveniva la trasformazione da segretaria comune a super donna salvatrice del mondo. Birnbaum voleva denunciare l’infamia dell’oggettivizzazione della donna da parte dell’industria dell’intrattenimento e infatti dichiara “ per me il male era ed è l’industria. Un industria dominata da uomini, dove loro possono dare forma e modificare come li fa comodo, l’immagine corporativa della donna”. Il lavoro dell’artista è diventato un simbolo del pensiero femminista ma da un altro lato abbiamo artiste per le quali l’immagini di Wonder Women è un punto di partenza per ribadire il  potere della donna.

Wonder 2È questo il caso di Renee Cox, artista afroamericana che prende il simbolo della supereroina identificandolo anche con la figura mitica delle amazzoni greche. La Cox produce delle foto con lei stessa come Wonder Woman in scenari galattici dove lotta contra la dominazione maschile e allo stesso tempo critica i pregiudizi raziali. Finalmente ci sono le artisti che lavorano con il simbolo di Wonder Woman in modo ironico come è il caso di Margaret Harrison chi nel 1971 ha presentato un’immagine di Capitan America a mo’ di transessuale vestito come donna meraviglia, la mostra fu ritenuta scomoda al potere e chiusa al pubblico a Londra.

Senza dubbi la figura di Wonder Woman è una fonte di ispirazione per l’arte contemporanea come simbolo specchio di una società che vede, o vuole vedere, la figura femminile in un certo modo che cambia a seconda degli ideali del momento.  Naturalmente per i movimenti femministi è un tema basilare che continuerà a alimentare il dibattito sull’immagine della donna, sia nell’industria dell’intrattenimento sia nella società in generale.

Aura Parra per 9ArtCorsoComo9

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