Jack Nicholson e i suoi 78 anni di ragionata follia

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In principio fu Roger Corman, i suoi B-movie in un bianco e nero scadente destinati a diventare un punto di riferimento per la storia dell’underground e uno studio da dentista. Il film era La piccola bottega degli orrori, e JackNicholson2 Nicholson varcò la soglia della stanza già con quel suo ghigno malefico stampato sul volto. Un pazzo in mezzo a un mondo di pazzi, ma in particolare un masochista che non vede l’ora di farsi trapanare la bocca senza alcun tipo di anestesia. Il destino volle che quella non fosse destinata solo ad essere una delle scene più memorabili del film, ma anche la prima apparizione di uno degli attori più importanti degli anni a venire.

Dieci anni dopo lui è sdraiato a fianco di Dennis Hopper e Peter Fonda. Easy Rider si avvia verso la sua conclusione e anche il suo personaggio ha le ore contate, ma non esita a rifilare uno dei più strampalati e forti monologhi che il cinema ricordi sulla libertà, la marijuana  e sugli hippie. Nicholson era davvero sul wrong side of the road, stava vivendo la stagione dell’immaginazione al potere in prima persona. E con quel dialogo, immerso nei gracidii e nei canti notturni dei grilli, ha consegnato il manifesto di un’epoca che si avviava disillusa al suo epilogo, l’epoca della pazzia come regola e come nuovo ordine.

Poi Milos Forman lo chiama alla sua corte, lo veste da bulletto e lo pone protagonista di una tra le pellicole più amate degli anni settanta, Qualcuno volò sul nido del cuculo. Lì è un bulletto di periferia, si fa mettere dentro un manicomio per sfuggire alla galera e si trova a capitanare un piccolo esercito di folli contro una dottoressa dai sistemi nazisti. Chi è il pazzo: il pazzo o il pazzo che lo segue? avrebbe di lì a pochi anni detto Obi Wan Kenobi, ma frase più calzante non potrebbe essere trovata per questo film, apologia della pazzia come alternativa a un ordine gerarchico che si limita a reprimere e non cerca soluzione.

MSDSHIN EC021Stanley Kubrick è il passo definitivo. Jack Torrance, lo scrittore di Shining che si ritira nell’Overlook Hotel e sprofonda inesorabilmente nei labirinti turbati della psiche, è un uomo che deve affrontare il viaggio nella pazzia più profonda e deviata. La geometria delle inquadrature e le grottesche smorfie di Nicholson che progressivamente si dipingono sul suo volto inquadrano la follia con un rigore e una razionalità allucinata.

È questo che Jack Nicholson, che oggi compie 78 anni e che ha saputo ritirarsi dalle scene riconoscendo i propri problemi di memoria, ci ha consegnato come nessun altro: le mille sfumature della pazzia. Il suo è uno dei percorsi più vivi e memorabili del cinema, fotografia della schizofrenia propria di ogni attore e galleria di personaggi fuori da ogni schema.

All’infuori di quello della follia, ovviamente.

Francesco Zucchetti per 9ArtCorsoComo9

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