Che Fico, Eataly da Milano a Bologna: “Magna” con il pane

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Cosa succede quando le radici incontrano la contemporaneità del presente in cui viviamo? Non esiste una combinazione tipo o una previsione che racchiuda ogni possibilità. L’imprevedibilità della realtà ci ha ormai abituato ad aspettarci di tutto, e anche in questa occasione non ci ha delusi. Succede quindi che Oscar (Natale) Farinetti scriva un libro sulla Resistenza. “Mangia con il pane” questo il titolo prendendo spunto dalla figura eroica del padre. “Ricordati, ragazzo, che le persone sono più importanti delle cose”, scritto in bella vista in copertina. Non male per colui che ha gridato a gran voce il suo appoggio all’abolizione dell’Art.18. Potenzialmente un memorandum scritto bene in grande, perché evidentemente se ne scorda spesso.

 In un libro che tratta quindi di un tema così delicato, di tante vite, di tante vittime un’altra questione centrale sono appunto i valori. Si potrebbe fare un discorso analogo anche per essi, in questa società post moderna dove spesso se ne sente la mancanza. I valori che mutati nel tempo sono arrivati a noi, forse leggermente distorti e decisamente offuscati. Traslare questo discorso in un’ottima imprenditoriale dovrebbe quindi voler dire tre cose per un uomo d’affari tipo, così in vista e d’impatto mediatico. Correttezza, etica e trasparenza. Questo quello che dovrebbe avere come diktat un imprenditore che ha una fortissima influenza politica e che appoggia a spada tratta il Governo in carica. Andare a braccetto con la politica è un’esposizione coraggiosa quando però non diventa spocchiosa e invadfarinett1ente. Questi due termini potrebbero descrivere bene la vicenda Expo che ha naufragato recentemente e che ha visto come protagonista proprio lui. Come spiegare quindi quei due padiglioni della fiera del cibo più importante d’Italia affidati a Eataly senza neanche una “fittizia” gara d’appalto. 8mila metri quadrati di puri introiti milionari che si stimano già a diverse decine di milioni di euro. Come accorgersi poi che quest’accaduto, definito dall’Autorità Nazionale Anticorruzione Cantone come “un affidamento diretto, che è tipo una gara”, non è invece un caso ma una prassi? Succede quindi che a Bologna c’è stato un altro gigantesco “appalto” finito sotto la sorniona mano di Eataly. 80mila metri quadrati nel mercato ortofrutticolo costato più di 100 milioni di euro, soldi pubblici ovviamente. Farinetti realizzerà una sorta di Disneyland dell’agroalimentare nostrano, praticamente una fiera del cibo nostrano che non chiude mai, una prosecuzione della vetrina exponiana che dovrebbe partire a novembre. Si chiamerà FICO, perché siamo giovani, belli e renziani. E senza diritti, certo. La Fabbrica Italiana contadina, da qui nasce l’acronimo, che darà da mangiare a svariate realtà, prima su tutte quella delle delle Coop rosse, che già controllano il 40% di Eataly distribuzione srl. Dammi una mano che te ne do un’altra insomma. Sul piatto quindi tanto spazio, attrezzatura per 55 milioni di euro e una quarantina di milioni di altri investitori.

Ok forse occorre fermarci un attimo e capire dove siamo andati a parare. Abbiamo iniziato parlando di persone, etica e valori. Siamo arrivati ad appalti irreali e tanta corpulenza finanziaria. Come spiegare quindi che oggi oltre a non pensare a quelle persone citate dal Farinetti padre, non si pensa neanche alle cose. Il Fico project sarà adiacente all’inceneritore Hera di Bologna, una palese contraddizione del mangiare bene e della salute, ma questo è un altro discorso. Si parlava di valori ai tempi della resistenza, oggi che termine si potrebbe coniare per definirli?

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo

 

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