Giorgio Armani: vestire gay non è di moda

0 900
bryanboy_paris1
Bryan Boy, fashion blogger

Il bello delle uscite solo donne è l’occhio ballerino. Il furbetto si posa su una miriade di maschietti. Da sé esclude i fidanzati, gli attempati e i disperati. Senza dimenticare i gay. Questi ammetto sono identificabili non senza qualche difficoltà. Talvolta li riconosci dal piglio femminile, da quella mano morta accompagnata dal tono civettuolo, troppo da stereotipo per essere vero. Talvolta dall’abbigliamento discutibile, jeans talmente stretti da sembrare leggings. Camicie così scollate che ti aspetti almeno un petto florido da esibire. Ma questi sono forse solo gli etero effeminati.

Saint-Laurent-m-RS14-0948
Saint Laurent Uomo p/e 2014

Fatto sta che taluni soggetti ritengono opportuno esprimere il proprio orientamento sessuale attraverso gli abiti che indossano. Non è chiaro se sia nato prima l’omosessuale o l’eccentricità, fatto sta che in molti casi l’abito sviscera dalla mera funzione di vestire e si trasforma in manifesto di sessualità. Un uomo omosessuale è uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale. Così afferma Giorgio Armani, in un’ intervista al Sunday Times, aggiungendo che quando l’omosessualità è esibita all’estremo, come per dire ‘Ah, sai sono omosessuale’, questo è qualcosa che non ha niente a che fare con me. Un uomo deve essere un uomo.

Re Giorgio ha subito raccolto la stima di mia madre che vede in questo costume solo esibizione e non libertà d’espressione. Lei la definisce una moda e, senza scadere in additate omofobe, un po’ di ragione la ha. Complici anche le influenze di Hedi Slimane per Saint Laurent e Alessandro Michele da Gucci, vediamo un progressivo allontanamento dagli standard vestiari che fino ad ora hanno definito e ben diviso maschi e femmine. Ed è lecito rimanerne basiti, rifiutare un tale nuovo approccio. Soprattutto se si è dei dinosauri della moda, e giuro che è un complimento, come Giorgio Armani, o si è degli anni ’60 come mia mamma, che hippie e ’68 li hanno vissuti sì, ma fino a un certo punto.

Certo il giudizio di Re Giorgio pare da caserma militare, ma con lui di omofobia certo non si può parlare. Il suo approccio alla moda è elegante e senza tempo (e anche per questo raccoglie la massima stima di mamma). Alla domanda di Anna Dello Russo su cosa sceglierebbe tra stile e moda, lui certo direbbe stile. E di questo gli siamo infinitamente grati. Mamma direbbe che il troppo stroppia. Io che l’agognata libertà d’espressione è giusto e lecito esprimerla anche attraverso l’abito. Ma bada, il rendersi ridicoli non guarda in faccia a sesso e sessualità. E la scusa d’essere gay certo non rende immuni da giudizi estetici.

Visita il nostro laboratorio mentale Vita da S.

Sabrina Nunziata per 9ArtCorsComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.