Settenari per La Camera degli Sposi

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Cinque minuti per ogni gruppo da venticinque persone: un po’ pochino Mantegna, Camera degli Sposi, Putto - Mantegna, Camera degli Sposi / Putto -per scandagliare l’infinità di dettagli presenti nella mantovana Camera degli Sposi (o Camera Picta), affrescata da Andrea Mantegna, che solo lo scorso 3 aprile è stata riaperta al pubblico dopo tre anni di “quarantena” dovuti al terremoto del maggio 2012.

Cinque minuti sono proprio pochino, ma la tutela dei Beni Culturali ha le sue regole, e non sia mai che l’alito di frotte di turisti adoranti, unito ai loro piedi frementi, comprometta un ambiente che era destinato agli sguardi di pochissimi eletti: la Camera, spazio cubico collocato nel torrione est del Castello di San Giorgio, serviva come ambiente di rappresentanza per la famiglia Gonzaga, rappresentata nel suo massimo splendore su una delle sue pareti principali.

Mantegna decorò la Camera tra 1465 e 1474, su mandato del Marchese Ludovico II; quest’ultimo – morendo di peste nel 1478 – non ebbe a sua volta molto tempo per studiare l’intrigo dei particolari inseriti dalla rigogliosa fantasia del pittore, che inserì un proprio autoritratto in bianco e nero nell’esile stelo di una decorazione fitoforme tutta fiorita.

Contagiato dallo spirito rinascimentale che promana dalla Camera, dedicherò qualche “alato” settenario alle immagini più suggestive di questo elaboratissimo spazio. A cominciare dallo stupefacente soffitto, celebre per l’oculo dipinto prospetticamente ispirato al Pantheon di Roma. A questa finestra fittizia, che punta dritto verso il cielo, sta affacciato un variegato gruppo di figure, dame curiose e puttini alati particolarmente… intrusivi:Camera degli sposi #2

Volando tra i festoni / o appesi tra le volte,

mostrando birbaccioni / le natiche rivolte

al naso dei passanti, / gli angelici puttini

con guance debordanti / e mille rotolini

sovrastano la schiera / di sangue blu affollata,

sciogliendo l’atmosfera / formale e assai ingessata.

Veniamo ora all’affresco che rappresenta i Gonzaga al gran completo, sulla parete detta “della corte”. Oltre al gruppo familiare inteso in senso stretto – cioè il Marchese Ludovico, intento a bisbigliare col suo consigliere, con sua moglie Barbara di Brandeburgo e figliolanza – si distinguono i volti di cortigiani alternatamente illustri (come l’umanista Vittorino da Feltre, già defunto al tempo della realizzazione dell’affresco) e bizzarri (la severissima nana di corte):

La corte tutta è armata / di nasi contundenti,

e ostenta una spianata / di fronti prorompenti

il lato femminile / del gruppo nobiliare.

La nana pare ostile / “C’hai poco da spiare!”.

Gonzaga infin parlotta / con l’emicrania in volto;

la moglie lo rimbrotta / “Sii un po’ più disinvolto”.

Camera degli sposi #3Sul lato opposto troviamo la parete “dell’incontro”: sulla destra si individuano Ludovico II e il suo successore Federico I, che fanno da cornice ai loro familiari avviati a una carriera ecclesiastica (cioè Francesco, figlio di Ludovico, appena creato cardinale, col nipote Sigismondo, altro futuro cardinale). Questa scena si svolge all’ombra di una ricostruzione molto fantasiosa di Roma, a cui Mantegna aveva accorpato anche monumenti di Tivoli e Palestrina. Il panorama idillico – in cui compaiono anche, sulla destra, famigli dei Gonzaga con cavalli e cagnoni al guinzagli – è diviso da due pilastri. Su uno di questi compare appunto l’autoritratto del Mantegna, con un’inequivocabile espressione di soddisfazione sotto le sue sopracciglia corrucciate.

Scultorea e variopinta, / la stirpe in gran convegno

nel blu dei nembi intinta, / sbozzata par nel legno:

profili affusolati / e sguardi più che pii,

un clan di bei prelati / tra padri, figli e zii.

Mantegna si ritaglia / un ruolo da guest-star

che in simile boscaglia / si stenta a individuar.

Andrea Meroni per 9ArtCorsoComo9

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