La Grecia a caccia di miliardi: debiti di guerra come aiuti?

0 497

Sono giorni di fuoco un po’ per tutta l’eurozona. Ad ogni scadenza greca della “retta” da pagare al Fondo Monetario c’è sempre qualcuno, e più di uno, che trattiene il fiato. Lo sanno bene tutti i vertici dell’Ue, del Fondo appunto, della Troika e soprattuto una certa Germania. Dietro la voce forte che le istituzioni europee fanno, non c’è altro che la tangibile paura che il malato terminale muoia. Oppure “guarisca”. Un miracolo sarebbe appunto, per la penisola ellenica, quello di strapparsi la flebo e uscire dal coma forzato. Perché se è vero che Tsipras non ha più un euro, è anche vero che senza le tranche che ancora deve dare (e la possibilità di fuoriuscire dall’Eurozona) il vero malato diventerebbe l’intero sistema del vecchio continente fino ad oggi conosciuto. Con un certo orgoglio e una certa facexit1cia tosta l’esecutivo di Syrizia non vuole cedere su quella vicenda così datata. Una stima dettagliata e precisissima che vorrebbe la Germania in debito di ben 278,7 miliardi di euro, per le riparazioni post seconda guerra mondiale. 

Questa la stima calcolata e rivendicata da Madras. “La Grecia ha calcolato ufficialmente ciò che la Germania deve per le atrocità naziste e i saccheggi effettuati negli anni Quaranta”. Berlino dalla sua però si fa forza riportando addirittura una novella della Bbc che diede la notizia del pagamento di 115 milioni di marchi ad Atene, nel 1960. A ruota la dichiarazione del vicecancelliere tedesco: “Francamente lo trovo stupido, le rivendicazioni per il passato non hanno nulla a che fare con gli aiuti finanziari per la crisi. Questo dibattito non porta la stabilizzazione della Grecia di un millimetro avanti”. Sigmar Gabriel rincara quindi la dose rimettendo la lente di ingrandimento sul lavoro che Tsipras dovrebbe apprestarsi a fare. Ma la Grecia sembra davvero fare sul serio. Sul piatto ci sono i dubbi sul fatto che quei denari abbiano di fatto non coperto le spese per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate e un altro fattore non da poco conto. Durante l’occupazione nazista ci sarebbe stata l’imposizione all’erogazione di 10,3 miliardi alla Banca di Grecia, ancora oggi sulle spalle dei contribuenti. Botta e risposta infinito con Bruxelles, dove non abbassano la testa neanche sotto tortura, e riportano l’attenzione sulle misure richieste nell’ultima “lista” sottolineando che “stanno andando “nella direzione sbagliata [..] non sono abbastanza mirate ai più vulnerabili aprendo così la porta anche ad altri beneficiari [..] Non ci sono stati molti sviluppi sulla lista in queste settimane e ci sono molte domande senza risposta”. Quindi da un lato c’è un’Europa decisamente tedesca che prende le difese del più forte. Dall’altro c’è un piccolo staterello tumefatto e in fin di vita che, però, con un certo orgoglio rivendica il dover “onorare pienamente i suoi obblighi. Ma, allo stesso tempo, lavorerà affinché tutti gli obblighi non assolti nei confronti della Grecia e del popolo greco siano soddisfatti”. Qule1este le parole decise, come ulteriore risposta, del suo premier Alexis Tsipras. Parole decisamente inattaccabili visto anche il riconoscimento che “non stiamo collegando la questione alle attuali discussioni sulla crisi europea, alla posizione della Grecia nell’eurozona né alla necessità di trovare rapidamente una soluzione per andare avanti. È soprattutto una questione morale e non materiale”. 

Per il cancelliere tedesco “l’argomento delle riparazioni di guerra è chiuso”. La voce grossa, allo stato più influente dell’eurozona, viene particolarmente facile. E’ una predisposizione tutta germanica quella di dettare legge e, insomma, di volerla fare rispettare a tutti i costi. Quando il rigore incontra il potere c’è poco da fare per potervici andare contro. Siamo il mondo che cerca sempre ” il dialogo” quando si tratta di terrorismo e guerre sparse qua e là, per poi volere imporre le cose dall’alto agli Stati “democratici” che dalla loro non hanno guerre all’attivo. Siamo tornati quindi ad una logica di rispetto solo laddove ci sia dimostrazione di forza e/o dolore? Siamo tornati alla legge del più forte comanda, come all’asilo, o quell’ottica invece non è mai stata abbandonata? Quello che è certo che tra il gigante (la Germania) e Golia (la Grecia), oggettivamente il giusto non sia di certo dalla parte del più forte.

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.