Ghiaccio 3D: L’opera d’arte la trovi nel bicchiere

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Per la serie “cosa ci si inventa pur di farsi notare” un’azienda giapponese produttrice di whisky ha commissionato la creazione di piccole opere d’arte fatte con il ghiaccio. Realizzate da un’agenzia pubblicitaria, queste micro sculture hanno l’ingrato compito di ingolosire gli acquirenti per spingerli a consumare più alcol. Un fine non proprio nobile, ma in fondo si sa che gli interessi economici sono l’unica priorità di molti brand.

iDesignMe-3D-ice-cubes-02Per realizzare il lavoro non è stato necessario ingaggiare alcun artista. Dietro queste piccole opere non si cela infatti un difficile intaglio manuale profumatamente pagato. Il segreto è una fresatrice a controllo numerico capace di scolpire i cubetti di ghiaccio con precisione assoluta. Se portata a una temperatura di -7 °C, la macchina è in grado di dare vita a strumenti musicali, strutture architettoniche e monumenti famosi. Ma in realtà poco importa ciò che lo strumento produce: l’unico requisito davvero necessario è la dimensione dell’opera che non deve superare l’altezza e la larghezza di un bicchiere da whisky.

Se già pensavate di stupire gli amici con questi effetti speciali sarete rimasti delusi. A meno che non possediate una fresatrice a controllo numerico, dovrete continuare ad accontentarvi dei soliti, banali cubetti. Ma in fondo ha davvero importanza? Dubito che dopo il terzo bicchiere di whisky ci si preoccupi di distinguere la Statua della Libertà da un tempio giapponese. Per non parlare del fatto che qualcuno particolarmente disattento (o particolarmente ubriaco) potrebbe trovarsi con la torcia della statua in un occhio.

Banalità a parte, si dovrebbe discutere seriamente dell’eventualità di proibire la pubblicità di bevande alcoliche. Il divieto di sponsorizzazione tocca già le case produttrici di tabacco e forse sarebbe un bene estenderlo. Spot sofisticati che presentano il consumo di drink e liquori come un comportamento da imitare sono all’ordine del giorno e di certo non contribuiscono a migliorare lo stile di vita. Per quanto presentato come parte integrante del nostro tempo libero, il consumo di bevande alcoliche è una piaga sociale che andrebbe scoraggiata e non sostenuta.

Sono soprattutto i giovani a farne le spese. La maggior parte degli spot sono rivolti a loro: spinti ad indentificarsi in una marca, i ragazzi corrono il rischio di pensare all’alcol come a un ingrediente indispensabile per la vita sociale. Il pericolo da scongiurare è ovviamente la dipendenza. E se proprio gli interessi delle aziende produttrici dovessero essere troppo forti per attuare un blocco pubblicitario, bisognerebbe pensare a campagne sensibili per promuovere consumi moderati e comportamenti virtuosi. Limitarsi a dire “bevi responsabilmente” non serve a nulla.

Silvia Pozzoli per 9ArtCorsoComo9

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