Il pARTicolare. L’Annunciata di Antonello da Messina

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Annunciata, Antonello da Messina (1476-77), Palermo.  

Galleria regionale della Sicilia, palazzo Abatellis.

 

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Antonello da Messina, L’Annunciata, 1476-77

Una donna, Maria.

Una geometria dell’essenza e dell’essere. Impostazione, distanza.

Un ovale, il volto. Un cono perfetto, il suo velo.

Le sue gote, tondi di porcellana.

Gli occhi, ovali stesi nella culla delle sue future lacrime. Stesi su contorni scuri, di cenere.

Le dita, perfette, d’ombra. Linee di fermezza.

Risalta quella geometria, quella luce di carta.

Quella luna nei suoi occhi. Maria non è sorpresa. È già cosciente.

Si ritrae in quel velo blu. Con una mano si chiude il manto.

L’altra mano allontana e crea una prospettiva perfetta. Quella mano, quella prospettiva è ripresa dall’angolo del tavolo.

Gli angoli. Gli spigoli.

I coni, i tondi vengono ripresi negli intagli del leggio.

Tondi, arcate. Ventre prossimo di accoglienza.

Accoglienza di quell’arrivo. L’arrivo. Il vento.

La caduta.

Ho sempre pensato, di fronte alle opere d’arte, che non sia tutto lì. Lì, in quelle linee perfette. In quella bellezza estatica. A me, dal primo giorno che vidi  quest’opera, ha sempre colpito un pARTicolare.

L’angelo, noi non lo vediamo, ma pare di sentirlo, pare di sentire la caduta di quell’angelo. Il vento, l’arrivo.

Tutto questo, in quel foglio che vola.

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Antonello da Messina, L’Annunciata, 1476-77, il pARTicolare

La carta si sposta all’arrivo di chi non vediamo. Chi non c’è, è il personaggio capace di smuovere l’unico elemento non geometrico del dipinto. Mi immagino un suono. Il suono di quei fogli. Fogli umidi, rovinati, scritti. Fogli umani. Il suono  della parola di Dio. In quelle pagine.

Il fondo nero, fondo del mistero.

Su quel nero, le pagine bianche volano, scricchiolano. La mano della giovane non solo chiude il mantello, sembra anche voler fermare quel libro che brama di parlare, brama volare insieme all’angelo del mistero, poter urlare la sua verità.

Lei, che in questo istante, con le sue mani, vuole fermare. Chiede di poter respirare. Pensare. Decidere. Capire. Non vuole sapere. Vuole un secondo, un attimo di silenzio. Raccolta nel suo velo blu. Nella sua geometria stabile. Quel soffio, quell’arrivo la sconvolgerà. E le sue mani potranno e vorranno solo accogliere. Quei tondi, vinceranno sugli spigoli. La vita in questa donna prenderà corpo. La vita prende già corpo nel suo volto.

Osserviamo bene… Il velo intorno a lei crea già il ventre del miracolo.

Un attimo.

Di respiro.

Chiede Maria.

In quella geometria perfetta, la parola scritta vola.

 

Federica Maria Marrella per MIFaccioDiCultura

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