Nigeria: tra elezioni presidenziali e sangue

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La Nigeria è tornata al voto, il primo voto libero dalla fine della dittatura Militare del 1999. Le votazioni sono volte a instaurare un nuovo Parlamento e Presidente. La tensione però non è mai stata così alta. La follia di Boko Haram si trova nelle parole di minaccia di attacco dei seggi. Le elezioni sono state rinviate per settimane, ovviamente per ragioni di sicurezza, ma poi si è proceduto. Ora si è tutto in attesa di sapere l’esito del vincitore delle elezioni presidenziali. Come precauzione si è pensato un po’ a tutto, l’utilizzo addirittura di macchine biometriche ha rallentato, e non poco le procedure di spoglio. Si pensava infatti di agevolare la registrazione dei votanti e invece si hanno avuti effetti completamente opposti. La disputa è tra GoodLuck Jonathan, attuale presidente, e il favorito ex militare Muhammadu Buhari.

Ad ora le procedure di spoglio sembrano essere avvenute solo in due stati su 36, al contrario delle voci che volevano l’attuale presidente in vantaggio già in 23. Quello che preoccupa ulteriormente è la notizia di oggi riguardo il fratello del candidato presidente dell’opposizione: rapito da un membro del PDP (partito al governo). Gli scontri ovviamente ci sono stati, a macchia di leopardo, in diverse aree boko1del Paese. Ci sono state vittime, scontri tra seguaci dei due partiti e i soliti brogli elettorali che, come in occidente, non mancano mai. Si sono verificati numerosi scontri in varie zone del Paese, con vittime, risse tra esponenti dei due partiti che si contendono la vittoria e casi di brogli elettorali. Tutto questo insieme alle già verificate 41 persone uccise in diversi attacchi nello Stato di Gombe, con gruppi armati di ispirazione all’Isis, oltre all’aver imposto di lasciare il seggio a tutti i votanti. Si registrano poi le esplosioni di due autobomba in altre due sezioni nello stato di Enugu, ma secondo la polizia non ci sono state vittime.

La situazione quindi è ancora caldissima e qualunque sia l’esito di queste votazioni, l’altra fazione darà filo da torcere. Quando c’è da “esportare” la pace si parla di guerra, quando invece manca la democrazia per ora non si muove tentativo alcuno. Il paradosso tutto occidentale è appunto che noi siamo i fondatori del modello democratico, ma non lo sappiamo tradurre altrove. E’ anche vero che ognuno ha il suo con le sue sfumature e differenze, ma forse la motivazione è un’altra: la democrazia non paga!

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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