Mura Aureliane, serve un intervento urgente

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La Sovrintendenza capitolina lancia un importante piano per valorizzare le Mura Aureliane. In particolare l’obiettivo è quello di intervenire su due fronti diversi: da una parte si tratta di ripristinare e conservare i tratti più a rischio, dall’altra si intende creare un circuito museale all’aperto che comprenda le porte delle stesse mura.

portaClaudio Parisi Presicce, sovrintendente ai Beni Culturali, sottolinea come l’intervento di prevenzione e ripristino delle cortine murarie abbia carattere di urgenza. Più di sei chilometri di mura versano infatti in un pericoloso stato di degrado che potrebbe comprometterne definitivamente aspetto e stabilità. E sarebbe quasi un crimine lasciare che l’incuria prenda il sopravvento: costruite oltre 1700 anni fa, le mura sono una straordinaria testimonianza della tarda Roma imperiale, e per ora rappresentano una delle cinte urbane antiche meglio conservate al mondo.

Benché l’importanza del progetto sia riconosciuta da più parti, la mancanza di finanziamenti rende impossibile la partenza del restauro. «Siamo al lavoro su possibili sinergie tra pubblico e privato per mettere insieme i fondi necessari agli interventi, per i quali è prevista una spesa di circa 42 milioni di euro» dichiara Parisi Presicce. La stima è stata resa possibile da un attento progetto di monitoraggio che ha raccolto quante più informazioni possibili sullo stato di conservazione di questo inestimabile patrimonio culturale. E ora che il lavoro teorico preliminare è stato concluso, non resta che attendere l’inizio del cantiere.

Il Sovrintendente ha poi aggiunto la necessità di creare «un circuito museale delle Mura Aureliane». In passato quattro porte erano già state adibite a museo, e ora si prevede di inglobare al sistema Porta del Popolo e Porta Pinciana. L’obiettivo è quello di dare senso e nuova funzione a questi monumentali passaggi, in modo che l’intero complesso risulti valorizzato. Come ha sottolineato Parisi Presicce, con un adeguato intervento la cinta potrebbe tornare ad addensare «il senso identitario della città, soprattutto per chi abita oltre le mura stesse, fuori dal centro storico».

Sembrerebbe quasi inutile ribadire l’importanza e la necessità dei lavori di conservazione, ma quando parliamo di gestione del nostro patrimonio culturale la prudenza non è mai troppa. In Italia abbiamo la fortuna di provare quel senso di sublime che nasce dalla contemplazione dell’antichità estrema, ma a volte sembriamo dimenticare che non è cosa ovvia.

Silvia Pozzoli per 9ArtCorsoComo9

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