90 anni di TV: dalla cultura al trash

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BairdSono passati esattamente 90 anni da quando l’ingegnere scozzese John Logie Baird presentò in pubblico il primo prototipo di televisione: era il marzo del 1925 e ne diede dimostrazione in un centro commerciale di Londra. Non ci è dato sapere quale fu la reazione del pubblico, ma forse possiamo immaginarla. Come spesso accade di fronte alle nuove scoperte di cui non si capisce bene il funzionamento e l’utilità, molti si saranno mostrati educatamente scettici. Certo, qualcuno avrà anche manifestato quella contenuta curiosità tipica dello stile inglese, ma i più saranno passati oltre. E forse nemmeno lo stesso Baird aveva intuito la reale portata rivoluzionaria della sua scoperta.

In questa prima dimostrazione le immagini in movimento rappresentavano solo delle silhouette e avevano due tonalità di grigio. Bisognerà aspettare il 2 ottobre del ’25 per assistere alla prima trasmissione a distanza in bianco e nero, realizzata dallo stesso Baird. Il trasferimento dei dati avvenne dal laboratorio alla stanza accanto, ma fu comunque un risultato importante. Per l’occasione il giovane fattorino William Taynton si offrì volontario, diventando così il primo uomo della storia a comparire in televisione.

Spianata la strada, le scoperte si susseguirono con ritmo incalzante. La televisione continuò a trasformarsi e a migliorare dal punto di vista tecnico, diventando l’oggetto che tutti noi oggi conosciamo. Amata e odiata, adorata e bistrattata, ha avuto il potere di aprire infinite discussioni. Ma se oggi è accusata di essere diseducativa, volgare e grottesca, bisogna anche ammettere che in passato ha formato culturalmente numerose generazioni.

RoccoIn Italia, in particolare, ha avuto un ruolo decisivo. Quando nel ’54 iniziò la programmazione ufficiale della RAI, la televisione si fece carico di portare a termine l’unità linguistica del Paese. Fino ad allora si parlavano dialetti così diversi che era impossibile comunicare. «Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani»: se il processo di unificazione è giunto a termine, è solo grazie a questo nuovo mezzo di comunicazione. Un ulteriore passo avanti venne fatto nel ’60 quando Alberto Manzi cominciò a condurre la trasmissione Non è mai troppo tardi. Molte persone che non avevano avuto la possibilità di ricevere un’istruzione adeguata, impararono a leggere e a scrivere.

Oggi le trasmissioni culturali sono poche e probabilmente, anche se fossero più numerose, non riscuoterebbero molto successo. Apparteniamo alle generazioni del trash e nella televisione cerchiamo soprattutto evasione e divertimento. Cosa direbbe Baird a proposito? Da buon scozzese forse non apprezzerebbe.

Silvia Pozzoli per 9ArtCorsoComo9

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